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Chiedi chi erano i Beatles

Capita che durante una giornata accadano alcune piccole cose, che il giorno dopo si collegano e danno vita a varie riflessioni. Così è successo ieri, in macchina per recarmi ad un incontro di lavoro, ho ascoltato alla radio una canzone degli Stadio “Chiedi chi erano i Beatles” che non sentivo da tanti anni. Il pezzo fu scritto da Roberto Roversie musicato da Gaetano Curreri, frontman del gruppo. “Chiedi chi erano i Beatles”è un confronto generazionale che si svolge tra le emozioni ed i ricordi di chi ha vissuto quell’epoca innovativa per la musica e per la società civile, e le ovvie perplessità di una ragazzina che non può essere a conoscenza di cosa abbianorappresentato i fab four nel mondo. La sufficienza con la quale la quindicenne pensi che in fondo i Beatles fossero solo una band come tante, incoraggia il protagonista a spronarla a chiedere in giro chi erano e, contemporaneamente, spinge l’adolescente a conoscere il mondo e a crearsi un proprio modo di pensare, per diventare, padrona del proprio destinoe rispettare chi ha scritto la storia. Poi la sera in tv ho visto “Yesterday” commedia musicale del premio oscar Danny Boyle con Himesh Patel e Lily James del 2019. La storia si ripete, ma questa volta non è una sola ragazzina che non conosce la leggendaria band di Liverpool ma tutto il mondo. Infatti, dopo un blackout globale, i Beatles non sono mai esistiti. Solo un cantautore da strapazzo di nome Jack Malik se li ricorda, e non gli sarà difficile diventare in un mese una pop star mondiale cantando i loro successi. Il pubblico non li ha mai conosciuti ma ne avverte il bisogno, come per trovare conforto alle tribolazioni quotidiane con la loro arte. Il film trova il suo apice nell’incontro di Jack con John Lennon, che ormai settantottenne, vive gli ultimi anni della sua esistenza nel ricordo dell’amata moglie e della sua vita di marinaio, trovando in quello che è stato gioia e serenità.
Perciò, se tanto mi da tanto, anche noi ci dimenticheremo dei Beatles, come si siamo dimenticati di tante altre cose, come ci siamo dimenticati chi siamo, da dove veniamo e cosa rappresentiamo. La memoria di ognuno di noi, come singolo elemento di una società, è il pezzo di un puzzle che si incastra con quello di un altro, fino a formare un’immagine completa e duratura nel tempo. È proprio dalla memoria, dalle esperienze di chi è venuto prima di noi, da quello che è stato fatto, che troviamo la forza per andare avanti, lo spunto per fare meglio, cercando di impegnarci in qualcosa di buono; come un gigante che ha la testa nelle nuvole, il futuro, ed i piedi ben saldi in terra, il passato. Fintanto che il puzzle resta completo tutto funziona nel migliore dei modi, ognuno conosce il proprio ruolo, la propria funzione, quello che deve fare e perchè lo deve fare; ma quando il puzzle si rompe, la comunità non ha più memoria, al gigante frana la terra sotto i piedi ed inevitabilmente stramazza al suolo, ed una società senza memoria non ha futuro.

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Massimo Bimonte

Scritto da Massimo Bimonte

Nato in Svizzera nel 1974, economista, giornalista pubblicista e per fortuna e merito tanto altro ancora; imprenditore per vocazione, organizzatore di professione, riesce sempre ad affrontare le nuove sfide con determinazione e passione, senza mai trascurare tutto ciò che ha fatto fino a ieri.

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