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Considerazioni politicamente scorrette su sesso, potere e amanti

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Inevitabilmente travolto dalla virtualità imperante, nello scorrere meccanicamente i titoli dei vari articoli rilanciati da siti e social network, incedendo in questa versione diabolicamente postmoderna del vecchio zapping televisivo, finisco per imbattermi ripetutamente, in una ennesima “puntata” della riuscitissima saga del processo Ruby, che, vuoi per i suoi protagonisti, vuoi per l’inossidabile italico guardonismo di paccianiana memoria, sembra essere diventato un “classico” della vita processuale nazionale. Ruby, Ruby bis, Ruby ter, Ruby quater…neanche Rocky, con tutto il rispetto per Stallone. Nel titolo dell’articolo, nella migliore tradizione dei manifesti pubblicitari dei più classici cinema “diurni” di provincia, la frase piccante per invitare gli indecisi a dare una libidinosa occhiata : le ragazze cavalcavano a turno Berlusconi! Neanche fosse stato John Holmes!

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John Holmes


Aldilà di tutte le considerazioni, che per mille volte ci siamo ripetuti, intorno al discutibile interesse pubblico ed alla altrettanto discutibile vicenda processuale (di cui, a distanza di anni, sembra restare in piedi, in luogo di presunte condotte penalmente rilevanti, soltanto una risoluta quanto immarcescibile volontà di sputtanamento), qualche più interessante riflessione sarebbe da avanzarsi sotto il profilo sociologico degli accadimenti. Certo non è un fatto nuovo per la storia dell’umanità che sesso e potere, soventemente, tendano lussuriosamente ad incrociarsi; quello che colpisce di tutta questa storia è come questo “incontro”, ai giorni nostri, pare sia scaduto di livello, si sia incafonito, abbia assunto i caratteri più trash mutuati dalle peggiori espressioni del Paese.


Nella Atene del quinto secolo avanti Cristo, la casa di Aspasia amante di Pericle fu, oltre che luogo di piacere (anche molto spinto, i greci notoriamente non andavano per il sottile in materia), il ritrovo abituale dei migliori artisti ed intellettuali del tempo, da Fidia ad Anassagora.

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Aspasia, eterna amante di pericle

Tra una “cena elegante” e sollazzi di altra natura, si discuteva, ci si confrontava, si addiveniva a scelte e strategie, grazie all’opera della padrona di casa che, evidentemente, non si limitava alla prossenetica attività che oggi, nelle Arcoriane vicende, si vorrebbe contestare al buon Lele Mora.
Juanette Antoinette Poisson, più nota come Madame de Pompadour, di professione amante di Luigi XV di Francia oltre che donna di grandissima influenza politica, fu fervente sostenitrice dell’illuminismo, mecenate dell’enciclopedismo, e rese possibile la stampa dell’Encyclopedie.
E quante donne “facili all’amore” coi potenti, ebbero ruoli strategico-politici fondamentali, in fasi cruciali della storia, dimostrando intelligenza almeno pari alla propria “elasticità “ dei costumi; basti pensare a Virginia Elisabetta Carlotta Luisa Antonietta Teresa Maria Oldoini, cugina di Cavour, meglio conosciuta come la Contessa di Castiglione, o alla spregiudicata Emma Hamilton che, partita diciassettenne addirittura da un bordello londinese, divenne potentissima, divisa come fu tra la relazione amorosa con Oratio Nelson, e l’intima amicizia che le accordo’ la regina di Napoli Maria Carolina.
Per carità, adesso non voglio dire che il Cavaliere doveva per forza aspirare a menti brillanti o illuminate, ma da Margherita Sarfatti ( giusto per rimanere in tema di “cavalieri”) alla “nipote di Mubarak” ci sta una voragine che sarebbe troppo difficile giustificare, anche per il miglior sofista della storia.
Ovviamente non mancherà, a questo punto, chi leggendo, vorrà sostenere la tesi che, dall’inventore della televisione commerciale italiana, dal padre nobile di “Drive In” e delle “Veline”, non ci si sarebbe potuti aspettare nulla di diverso nella sua vita più intima, se non il più pecoreccio trash, anche essendo il signore in questione nel frattempo assurto alle più alte cariche dello stato. Al netto dell’ indiscutibile bombardamento di culi, che ha travolto le case degli italiani, via tubo catodico, a partire dagli albori degli anni Ottanta, attribuibile in gran parte all’opera berlusconiana, non mi sembra che gli statisti di altri paesi, omologhi del Cavaliere, abbiano avuto incidenti lussuriosi nei quali fossero coinvolte figure di spessore tanto diverso dalle neologistiche “olgettine”. Dalla famigerata signorina Lewinsky, collezionista di …DNA, alle protagoniste delle infelici scappatele di Hollande (solo per citare qualche esempio), non mi sembra che ci sia in circolazione tanto di meglio.
Il guaio, secondo me, non sta solo nel moderno “uomo di potere”, che cerca un rapporto, banalmente carnale, grossolano, consumistico, come quello che potrebbe cercare un giovanissimo calciatore di successo; anche perché, in molti casi, da questo, l’uomo di potere non si considera, e non viene considerato, differente (è famoso, è una star);ma perché non ci sono nemmeno più le amanti di una volta.
Con la seconda ondata femminista, quella che parte dagli anni Sessanta, il ruolo della donna nella nostra società si è andato profondamente trasformando. Ad un certo punto c’è stata, da parte delle donne, una corsa forsennata, non solo a rivendicare legittimamente una serie ruoli socio professionali tradizionalmente a loro preclusi, ma ad assumere degli atteggiamenti sociali che le assimilassero il più possibile a quello che era stato il “mondo degli uomini”. L’individuo post moderno tende ad essere androgino: nella società odierna si è prima, avvocato, operaio, soldato, e poi uomo o donna.
La tradizione opponeva idealmente,all’interno del ben determinato, universo femminile, la figura della donna-madre (che concentrava le proprie attenzioni all’interno della famiglia), a quella di una donna amante, “libera” (che rivolgeva le proprie capacità verso la vita sociale e di relazioni).
Se la prima (erede spirituale della società matriarcale che risale alle “veneri paleolitiche”) spesso era la vera guida per l’intera famiglia allargata, delegando agli uomini la gestione delle mere relazioni esterne, la seconda, erede di Afrodite, giocava un ruolo molto importante al centro della propria realtà sociale.
All’eccellenza nelle virtù, idealmente, si contrapponeva quella nel vizio.
Oggi nella post modernità temo che la massificazione omologata stia dirigendo l’essere umano verso una spietata corsa al consumismo più sfrenato; le donne, tanto quanto gli uomini, sono molto più interessate all’”avere” che all’”essere”, motivo per il quale, temo, viviamo, di questi tempi, una sconfortante penuria tanto di brave “madri di famiglia” quanto di brave “amanti”.

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Sabino Morano

Scritto da Sabino Morano

Nato ad Avellino nel 1981, da sempre mi incuriosiscono l’uomo ed i suoi comportamenti, potrei dir di me stesso d’essere un “Appassionato studioso del genere umano” come Luigi Natoli fece autodefinire il Cavaliere Coriolano, della Floresta nel suo “I Beati Paoli”. Conseguenza quasi diretta, ne sono stati il mio gusto per la discussione ed il ragionamento, il piacere nello scrivere (sperando di non arrecare troppi dispiaceri in chi legge) e la ricerca perpetua dell’impegno politico in tempi in cui la politica è caratterizzata dalla richiesta del disimpegno. Tradizionalista, ma non tradizionale, per necessità d’animo, prima che per vocazione, in quanto trovo la modernità di una noia mortale…

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