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Coronavirus 2019-ncoV : i rischi della manipolazione della natura

Siamo diventati tutti virologi o semplicemente abbiamo deciso che, a causa della funesta minaccia che incombe sul genere umano, sia il caso, di tanto in tanto, tra un’elezione e un’altra, tra un reality show e l’altro, di interessarci anche di biologia, dal momento che anche noi siamo – nostro malgrado – ancora costituiti da materiale organico, genetico, molecolare, chimico – insomma biologico.

Il biologico, in qualche caso, non è solo sinonimo di naturalità e salute – come quando vi impongono prodotti più costosi al supermercato – , ma rischia anche di causare una delle peggiori epidemie della storia umana. Se pensiamo che, nell’era della globalizzazione, in cui la Cina è a poche ore di aereo e stiamo parlando di un virus che potrebbe avere diversi giorni di incubazione, forse la situazione rischia di non essere proprio sotto controllo.

Certo, la Cina è una potenza mondiale e la sua forza è non soltanto economica, ma politica, culturale. Tuttavia, se si tratta di virus, millenni di storia umana ci suggeriscono che l’uomo non è capace di contenere la loro azione, nemmeno con la più solida delle culture e la più lucida delle intelligenze. Sono entità che non vediamo, eppure questi agenti operano, modificando le nostre cellule e uccidendo i nostri corpi. Se si tratta, poi, di un virus a RNA (acido ribonucleico) abbiamo anche a che fare con una molecola biologica che potrebbe essere stata, secondo l’ipotesi del mondo ad RNA, originariamente l’unica responsabile della vita cellulare o pre-cellulare. Ci sono teorie relative all’origine della vita che descrivono  i processi biologici mediati da RNA come il primo passaggio nell’evoluzione della vita cellulare. Sarebbe alquanto ironico se la stessa molecola fosse destinata a darci la vita e poi a togliercela. Ci sarebbe qualcosa di tragicamente simbolico, in questo nostro destino. Ciò nonostante, non apriamo scenari catastrofici prima ancora di avere validi strumenti di indagine. Di questo virus, signori, non sappiamo niente, anzi peggio: siamo a conoscenza di pochi dati che potrebbero anche condurci fuori strada e farci allontanare dalla realtà dei fatti.

Il coronavirus è un genere di virus a RNA a singolo filamento positivo, che fa parte della famiglia Coronaviridae, ordine Nidovirales. La dimensione genomica dei coronavirus varia da circa 26 a 32 mila basi, la più grande per un virus a RNA. Il nostro genoma, invece, ha 3,2 miliardi di paia di basi. Rendetevi conto della differenza e di come un essere così piccolo, in confronto a noi, possa piegarci al suo volere. Dite che non si tratta di volontà vera e propria? Sarà…. Fatto sta che siamo qui a discutere le strategie per difenderci da lui!

I coronavirus sono responsabili di infezioni respiratorie, spesso di lieve entità, ma che in alcuni casi possono rivelarsi letali. Ad oggi, non esistono vaccini o farmaci per la prevenzione o per il trattamento. Il ceppo di Wuhan è stato identificato come un nuovo ceppo beta di coronavirus (CoV), con una somiglianza genetica del 70% circa con il coronavirus della SARS (Severe acute Respiratory Syndrome), SARS-CoV.  Il virus a RNA si introduce nelle nostre cellule, attaccandosi alla membrana cellulare delle cellule bersaglio grazie alla sua proteina S che interagisce con l’aminopeptidasi N della membrana cellulare. All’interno del citoplasma, nella cellula, il coronavirus rilascia il suo RNA a singolo filamento positivo che si attacca ai ribosomi. I ribosomi sono gli organelli cellulari che traducono il nostro messaggio genetico e lo trasformano in amminoacidi, quindi in proteine. In altri termini, la nostra cellula, invece di fare solo quello che le comanda il nostro DNA  – come dovrebbe – inizia a fare quello che dice il virus, che entra in casa nostra e comincia a dare ordini. E cosa ordina? Semplicemente di produrre altri virus che iniziano a infettare altre cellule e creare il caos nel corpo, provocando malfunzionamenti molto gravi, soprattutto nelle vie respiratorie, in particolare negli alveoli polmonari – che questi nuovi coronavirus riescono a raggiungere – dove causano una forma infiammatoria grave che può generare una polmonite. 

Durante la replicazione, i Coronavirus vanno incontro a molta ricombinazione, soprattutto a delezioni (cioè perdita del loro materiale genetico) e ciò contribuisce all’insorgenza di nuovi ceppi virali. Si tratta di un virus fortemente instabile, quindi. Questo comportamento è insolito per un virus a RNA e può spiegare la presenza di molte variazioni antigeniche riscontrate. Un evento di ricombinazione omologa può aver mescolato virus simili a SARS con la proteina che si lega a un recettore di un Beta-coronavirus ancora sconosciuto.

Il genoma del Coronavirus 2019-nCoV è stato sequenziato dopo un test effettuato su un campione prelevato da un paziente colpito da una polmonite durante l’epidemia di Wuhan. Questo virus al momento ancora in fase di studio è paragonato alla SARS, ma con un tasso di mortalità inferiore.I coronavirus sono una vasta famiglia di virus, ma solo sei (229E, NL63, OC43, HKU1, MERS-CoV, SARS-CoV) erano precedentemente noti per la capacità di infettare le persone; questo nuovo, 2019-nCoVè quindi il settimo. Il virus si è diffuso a Bangkok (Tailandia), Tokyo (Giappone), Seul (Corea del Sud), Pechino (Cina), Shanghai (Cina), Guangdong (Cina), Dayuan (Taiwan), Hong Kong, Macao, Stati Uniti, Vietnam, Singapore e Francia. Ci sono stati 41 morti (ufficialmente), principalmente a Wuhan e nei dintorni, e 913 casi noti.

Ma cerchiamo di concentrarci su un punto importante: l’origine di questo agente virale è casuale? Forse non proprio; forse l’uomo, con la sua volontà di cercare nuove armi biologiche ha dato una mano al caso…. Secondo un articolo piuttosto preoccupante di Nature del 2017, il laboratorio di sperimentazione di Wuhan era stato autorizzato a lavorare con i patogeni più pericolosi del mondo. L’apertura di questo centro di sperimentazione di armi biologiche faceva parte di un piano per costruire tra i cinque e sette laboratori di biosicurezza di livello 4 (BSL-4) sulla terraferma cinese entro il 2025 e questa decisione  generò molta preoccupazione tra gli scienziati di tutto il mondo. Alcuni scienziati al di fuori della Cina si preoccupavano della fuga di agenti patogeni e dell’aggiunta di una dimensione biologica alle tensioni geopolitiche tra Cina e altre nazioni.

Offrirà maggiori opportunità ai ricercatori cinesi e il nostro contributo sui patogeni di livello BSL-4 andrà a beneficio del mondo“, affermava George Gao, direttore dell’Accademia cinese delle scienze, laboratorio chiave di microbiologia patogena e immunologia a Pechino. Si sa che, quando si parla di benefici per il mondo, allora è il momento in cui bisogna iniziare a preoccuparsi. Ci sono già due laboratori BSL-4 a Taiwan, ma il National Bio-safety Laboratory di Wuhan è stato il primo sulla terraferma: questa collocazione si rivela pericolosa nel momento in cui si devono porre in atto le misure di contenimento di un’epidemia come quella che si sta verificando in questi giorni. Il laboratorio è stato progettato e costruito con l’assistenza francese in base a un accordo cooperativo del 2004 per prevenire e controllare le malattie infettive emergenti. Tuttavia, la complessità del progetto, la mancanza di esperienza della Cina, la difficoltà di mantenere i finanziamenti e le lunghe procedure di approvazione del governo hanno causato un forte ritardo; per questi motivi, la costruzione non terminò prima della fine del 2014.

I laboratori BSL-4 lavorano a contatto con Ebola, Nipah e la Crimea Congo, tutte malattie altamente trasmissibili e molto spesso fatali. Inoltre, collegandoci con quanto detto sopra, abbiamo visto come sia facile, per un virus così instabile e soggetto a continui eventi di ricombinazione, acquisire nuove forme e sfuggire al nostro controllo.

La pretesa dell’uomo di sottoporre alla sua analisi e – ancora peggio – alla sua capacità di controllo e manipolazione tutti gli elementi naturali, anche i più incontenibili, è una forma di stupidità che potrebbe costargli cara.  D’altra parte l’uomo convive con virus e batteri da millenni e la nostra evoluzione, che è in larga misura decisa dalla selezione naturale, si accompagna anche allo sviluppo di questi microrganismi. Nell’equilibrio della natura, ogni organismo, anche il più elementare e apparentemente semplice, lotta per la sua sopravvivenza e riproduzione.

Cosa fare allora? Sarebbe consigliabile, a questo punto, evitare di inseguire ancora la salvezza e mirare a riappropriarci di una forza fisica e biologica per affrontare la potenziale pandemia.

In altre parole, dobbiamo armarci. Di cosa? Non di cure miracolose o di un vaccino perché, ad oggi, non esistono terapie anti-virali che colpiscano i coronavirus umani, quindi i trattamenti sono solo di supporto. Lo sviluppo di un vaccino richiederebbe tempi molto lunghi e dovrebbe fare i conti con la propensione dei virus a ricombinarsi frequentemente e questa caratteristica del coronavirus potrebbe rendere totalmente inutile la somministrazione del vaccino o addirittura potenzialmente pericolosa, contribuendo all’evoluzione e alla mutazione del virus in natura. Pertanto, abbiamo bisogno di rinforzare le nostre difese immunitarie, renderle il più possibile efficienti, limitando e sopprimendo gli stati di infiammazione sub cronica latenti nel nostro organismo. Se un esercito è impegnato a risolvere questioni locali di poco conto, non riuscirà ad organizzare una difesa per sostenere un esorbitante attacco di nemici sconosciuti, numerosi e particolarmente scaltri, aggressivi e ben organizzati.

Oltre a fare prevenzione con le misure precauzionali diramate nei comunicati del Ministero della Salute e dell’OMS, è di fondamentale importanza seguire un’alimentazione che riduca il livello generale di infiammazione dell’organismo (diminuendo ad esempio, la quantità e l’azione delle citochine proinfiammatorie, che invece aumentano durante questo tipo di infezione virale polmonare). Il metodo migliore per raggiungere questo obiettivo è limitare gli zuccheri – soprattutto quelli semplici, come quelli della frutta o dei dolci – , ma anche i cereali e i latticini che hanno anche l’effetto di aumentare la produzione di muco, quindi peggiorare i sintomi delle infiammazioni delle vie respiratorie. Unitamente a questa strategia, è importantissimo mantenere un buon introiti di proteine di alto livello da carne e pesce e un equilibrio tra omega-3 e omega-6. Gli acidi grassi essenziali devono essere introdotti necessariamente con la dieta, ma lo squilibrio tra omega 3 e 6 può devastare la nostra salute e spianare la strada a malattie come l’Alzheimer, l’artrite, le malattie cardiovascolari, il cancro e altre malattie infiammatorie. Gli acidi grassi essenziali costruiscono le membrane cellulari, bilanciano la produzione di eicosanoidi (mediatori dell’infiammazione), favoriscono l’equilibrio metabolico (pressione arteriosa, colesterolemia, trigliceridemia, glicemia ecc),tutelano (anche se talvolta indirettamente) il cuore e il cervello dalle patologie vascolari (aterosclerosi, trombi, emboli), supportano lo sviluppo neurologico, proteggono il sistema nervoso dall’invecchiamento, sostengono la funzione visiva e ottimizzano lo sviluppo embrionale.

I cibi che contengono più di acidi grassi essenziali sono: i prodotti della pesca (soprattutto dei mari freddi), le alghe, moltissimi semi oleosi, frutti carnosi grassi e il germe dei semi amidacei.

Un rapporto ottimale tra omega 6 e omega 3 dovrebbe essere tra 4 : 1 e 8:1. Attualmente, il tipico rapporto nella alimentazione italiana è invece 10-13:1, quindi chiaramente sbilanciato a favore degli omega 6. Per questo motivo, occorre aumentare l’introito di alimenti che contengono omega 3: noci, semi di lino, semi di chia, uova, il pesce azzurro, in genere gli organismi che popolano le acque fredde, e l’olio del fegato di questi pesci. Consiglio di consumare tonno, sgombro, salmone, merluzzo, aringhe, ma anche alghe secche nori e kombu, magari con un contorno di verdure – meglio crude, per non distruggere le vitamine –, come cavolo verza o broccoli, conditi con olio, sale e limone. I legumi possono aiutare a superare tutte le influenze invernali e fortificare l’organismo, migliorando anche la flora batterica intestinale. La patogenicità dei virus dell’influenza dipende anche dalla composizione batterica intestinale, anche se il modo in cui quest’ultima eserciti una funzione protettiva rimane ancora una questione aperta. Secondo recenti studi molecolari, sembra che il microbiota possa regolare il processo di segnalazione molecolare – il segnaling – durante le infezioni da patogeni, quindi anche da virus. In particolare, è stata verificata l’ipotesi che i cambiamenti nei livelli di interferone di tipo 1, mediati dal microbiota intestinale, abbiano un impatto sullo sviluppo dell’influenza. Sembra che gli effetti benefici derivino dal consumo di verdura fresca, vino e cacao, che contengono flavonoidi. I batteri del microbioma umano sarebbero quindi capaci di proteggere l’organismo dall’azione del virus influenzale.

L’alimentazione non rientra mai tra le misure preventive diffuse dalle organizzazioni che si occupano di sanità pubblica; tutti gli infettivologi intervistati nelle trasmissioni televisive non parlano mai dell’importanza di una nutrizione che supporti il sistema immunitario in queste situazioni di forte pressione ambientale e di attacchi di patogeni così aggressivi.

Tuttavia, se il nostro destino deve essere quello di combattere un nemico invisibile – che forse è anche il risultato del nostro delirante tentativo di produrre armi biologiche e tenere sotto controllo la natura – sarà bene iniziare a preparare il nostro esercito immunitario a superare questa prova. Non siamo di fronte a una punizione divina, ma a una reazione della natura alla nostra imbecillità. L’umanità si è fortificata, nei millenni, anche superando malattie infettive come questa, ma gli uomini non erano indeboliti dagli eccessi alimentari, dall’inattività fisica e dagli abusi farmacologici. Adesso questa minaccia potrebbe costringerci a rinsavire.

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Cristina Coccia

Scritto da Cristina Coccia

Biologa nutrizionista, esperta di nutrizione, ecologia, conservazione biologica, demografia ed etnobiologia. Responsabile scientifico dell'Associazione "il Banditore, comitato per la difesa del paesaggio"; autrice di saggi di argomento scientifico e politico su salute, genetica e demografia, pubblicati dalle Edizioni di Ar. Tra le sue ultime pubblicazioni, “L'anemia demografica, Edizioni di Ar, 2019.”

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