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Dalla lista degli impresentabili a quella dei morituri

Secondo la curiosa teoria di un prestigioso esponente politico del Movimento 5 Stelle, i cittadini calabresi sarebbero stati “incauti” nel votare una candidata alla presidenza della regione che era risaputamente ammalata di tumore.
Come lo stesso esponente ha anche ribadito in un secondo momento, era fatto scontato, a suo parere, che pur vincendo le elezioni, la presidente della regione Calabria non avrebbe potuto svolgere il proprio mandato in quanto sarebbe dovuta morire nell’arco di poco tempo.
Non entrando nel merito della inopportunità di tali infauste dichiarazioni, rispetto alle quali fiumi di inchiostro ed indignazione stanno opportunamente sommergendo la vicenda, vorrei cercare di analizzare e comprendere, qualora fosse possibile, il concetto che queste intendevano veicolare.
Prendiamo per buona l’infelice tesi per cui una donna cinquantenne, assolutamente energica se pure malata, dovrebbe evitare di impegnarsi nelle istituzioni perché destinata ad una probabile prematura dipartita, non si capisce bene allora, per quale ragione, l’eventualità della morte come fatto ostativo, sia questione che debba riguardare esclusivamente i malati oncologici.
Dobbiamo quindi presumere che, essendo le malattie cardiovascolari la più diffusa causa di morte, seguendo il ragionamento dell’autorevole esponente pentastellato, sarebbe opportuno, a partire dalle prossime elezioni, che all’atto della candidatura chi aspira a ricoprire una carica pubblica, oltre al casellario giudiziario, presentasse contestualmente copia delle analisi del sangue. In tal maniera, si potrebbe rassicurare l’elettorato rispetto al fatto che la situazione di trigliceridi, colesterolo e glicemia del candidato, possa ragionevolmente escludere l’eventualità di infarti o ischemie nel corso del mandato.
Con la stessa premura, dato il drammatico dato che riguarda le morti per incidenti stradali, sarebbe d’uopo che i candidati accompagnassero all’atto della sottoscrizione della candidatura, una perizia giurata di un istruttore di scuola guida e la testimonianza scritta di almeno tre individui non congiunti, al fine di certificare perizia, nonché abituali cautela e diligenza nella guida.
Considerando la prassi pseudo istituzionale ormai assodata, non mi meraviglierei neppure se, a due giorni dal voto, nelle prossime consultazioni elettorali, oltre alla ormai ben nota lista dei candidati nei confronti dei quali è sconsigliato il voto, in quanto “impresentabili”, ne venisse divulgata un’altra, in cui si sconsiglia di votare alcuni candidati perché poi muoiono e non hanno modo di completare il mandato.
Personalmente non sono particolarmente colpito dalla inopportunità delle esternazioni di chi ricopre una carica istituzionale (in questi anni abbiamo visto veramente trasformare le aule parlamentari in una specie di circo equestre), mi sconvolge piuttosto il fatto che nessuno si ponga il problema che ruoli istituzionali importanti, possano essere ricoperti da individui capaci di tali astrusi ragionamenti.
Ritengo che un discorso come quello in questione denoti, prima di tutto, una preoccupante incapacità di discernimento delle cose della vita che tradisce inevitabilmente un limitato livello delle capacità cognitive.
Sarebbe quindi forse opportuno, al fine dell’accesso all’elettorato passivo, a partite dalle prossime elezioni, aggiungere trai certificati richiesti, anche un test psicoattitudinale in grado di stabilire una soglia minima di capacità di elaborazione logica del pensiero…

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Sabino Morano

Scritto da Sabino Morano

Nato ad Avellino nel 1981, da sempre mi incuriosiscono l’uomo ed i suoi comportamenti, potrei dir di me stesso d’essere un “Appassionato studioso del genere umano” come Luigi Natoli fece autodefinire il Cavaliere Coriolano, della Floresta nel suo “I Beati Paoli”. Conseguenza quasi diretta, ne sono stati il mio gusto per la discussione ed il ragionamento, il piacere nello scrivere (sperando di non arrecare troppi dispiaceri in chi legge) e la ricerca perpetua dell’impegno politico in tempi in cui la politica è caratterizzata dalla richiesta del disimpegno. Tradizionalista, ma non tradizionale, per necessità d’animo, prima che per vocazione, in quanto trovo la modernità di una noia mortale…

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