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‘E fodere cumbattono e…

In questo periodo siamo alle prese con una crisi economica senza precedenti, peggiore di quella del 2008, e che nel nostro paese assume connotati sempre più tragici. L’Italia, prima del covid, era come un’ auto con mille problemi ma che comunque andava, lenta, lentissima ma camminava ancora, a tre cilindri, senza la terza, con una ruota bucata, e che veniva riparata alla meno peggio col ferro filato, però, adesso si è fermata perché si è fuso il motore. Per farla ripartire c’è bisogno di una manutenzione importante, sarebbe meglio rottamarla ma non ci sono i soldi per comprarne una nuova. Il declino del nostro paese è certificato dai numeri, che non mentono mai, siamo 27esimi su 31 per l’efficienza della pubblica amministrazione, la produttività delle nostre imprese dal 1995 è cresciuta di poco più del 10% dietro anche alla Spagna, la scuola italiana è al 36esimo posto su 57 come livello qualitativo delle sue istituzioni, siamo 20esimi per qualità della vita digitale su 85 paesi più avanzati tecnologicamente. Potremo sciorinare tante altre classifiche, alcune anche positive a dirla tutta, ma non cambierebbe il giudizio finale, siamo messi molto male. A questo punto il discorso scivola sulle cause di questo disastro, è colpa della burocrazia, della globalizzazione, dell’immigrazione, dell’emigrazione, dell’euro, dell’Europa, della chiesa, della politica, della magistratura, di Berlusconi  e chi più ne ha più ne metta. Forse più semplicemente, come diceva mio nonno buonanima, nato nel 1911, quando qualcosa non funzionava come doveva: ” ‘E fodere cumbattono e ‘e sciabbule stanno appese” (Le sciabole giacciono appese al muro e i foderi, invece, vengono usati per combattere). Il detto si usa quando doveri e funzioni si invertono, in particolare quando chi ha le capacità lascia  che i mediocri agiscano al proprio posto, oppure quando questi ultimi sono messi ai posti di comando. Il boom economico che abbiamo avuto tra gli anni cinquanta e settanta, e che ci aveva portato tra i primi 5 paesi al mondo è un lontano ricordo, adesso lottiamo per restare nella top ten. Cosa è successo nel frattempo? Semplice, sono scesi in battaglia i foderi (i mediocri), mentre le sciabole (i meritevoli) credendo di aver fatto il proprio dovere fino in fondo si sono ritirate in buon ordine. Pertanto, i mediocri hanno preso il potere, attraverso una rivoluzione silenziosa, di cui non ci siamo quasi accorti. Avendo raggiunto, finalmente, una situazione economica, sociale ed istituzionale di equilibrio, una via di mezzo, si è mal pensato di volerla congelare, cristallizzare, pertanto, la media è diventata la normalità, e la mediocrità è diventata il modello da seguire. A differenza di quanto si possa pensare, il mediocre non è un incompetente, ma uno che si barcamena, una media preparazione ce l’ha, è l’amico di scuola che non si copia tutto il compito ma solo una parte. Il sistema sceglie i mediocri, non gli incompetenti e nemmeno gli eccellenti, perché con i primi collasserebbe per ovvi motivi di incapacità, ma anche con i secondi che lo porterebbero a doversi mettere in discussione per cercare di migliorare, smantellando lo status quo. Il mediocre è colui che accetta i compromessi, si piega a regole non scritte, molto spesso si gira dall’altra parte, accetta gli ordini pedissequamente ed attribuisce ai più determinati un enorme potere decisionale. Questi atteggiamenti contribuiscono a creare corruzione in tutti i livelli della società, che raggiunge il suo apice quando gli attori non si accorgono più di essere corrotti. L’italiano medio è un mediocre, ma il mio timore è che stia diventando un incompetente. 

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Massimo Bimonte

Scritto da Massimo Bimonte

Nato in Svizzera nel 1974, economista, giornalista pubblicista e per fortuna e merito tanto altro ancora; imprenditore per vocazione, organizzatore di professione, riesce sempre ad affrontare le nuove sfide con determinazione e passione, senza mai trascurare tutto ciò che ha fatto fino a ieri.

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