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Emanuela Ruggiero e i colori dell’anima

Giovanni Gentile scriveva che il pessimismo diventa un atteggiamento dell’animo, e una seconda natura, che fa vedere tutto buio, e chiudere gli occhi al sole che splende sull’orizzonte. E’ quasi una malattia che ci rode dentro, e ci consuma l’anima. Sembrano parole scritte oggi, parole scritte rispetto ad un Paese nel quale nulla sembra più funzionare ed una società che per paura di morire di Covid, certe volte, sembra si faccia davvero troppi pochi problemi a rinunciare a vivere.

Ma siccome noi non ci stiamo a farci consumare l’anima, oggi vogliamo andare alla ricerca di quello che di bello e creativo, nonostante tutto, continua a nascere ogni giorno intorno a noi. Andiamo a trovare Emanuela Ruggiero, una brava e solare artista di San Giorgio a Cremano che ci racconta dei suoi quadri, del suo modo di intendere l’arte, delle sue esperienze passate, delle sue idee per il futuro.

Emanuela è laureata in conservazione dei beni Culturali ed ha lavorato in passato come direttore tecnico di un’impresa di restauro che collaborava con la Sovrintendenza di Napoli, ma la sua grande passione è la pittura, che è qualcosa che Emanuela ha da sempre nel sangue, forse anche perché nella sua famiglia pittori ve ne furono sia in linea paterna che materna.

Buongiorno Emanuela, guardando i tuoi quadri la prima cosa che colpisce è una vera esplosione di colori, un bel segnale emotivo per tempi che tendono un poco per tutti al “grigiore”.

Amo i colori forti alla Klimt, alla Van Gogh, ai miei inizi, quando dipingevo ero un poco “imbrigliata”, timorosa rispetto ad accostamenti di colore troppo arditi, ero forse condizionata da una visione troppo accademica, scolastica, forse anche un poco immatura. Col tempo invece ho osato sempre di più. La pittura evolve sempre, oggi sono giunta a questo stile cromaticamente deciso, luminoso, preferisco la pittura ad olio, proprio perché mi piace la sua luminosità, e poi asciuga più lentamente, quindi mi dà la possibilità di modificare, aggiustare.

Si notano nei tuoi dipinti dei temi ricorrenti vuoi parlarcene?

Si è vero, speso è rappresentato il mare, alberi, dei vortici che rappresentano dei “soli”, prima ad esempio dipingevo alberi spogli, ora invece i quadri dei miei alberi sono quasi tutti fioriti. In realtà quando metto i pennelli sulla tela è come se venissi trasportata, non parto da un’idea precisa, anche quei colori forti che notavi, non sono una vera e propria scelta, non sono io a cercare loro, è come se loro fossero a cercare me.

Nel dipingere amo trasmettere emozioni profonde, mi metto a nudo, rivelo me stessa senza rendermene conto, alla fine di un lavoro mi sento svuotata, perché sento di averci messo parte di me.

Quindi possiamo dire che spesso non sai nemmeno tu quale sia il vero significato di una tua opera

I quadri raccontano sempre qualcosa, qualcosa di mio, di profondo, ma non sempre il loro significato mi è immediatamente chiaro. Ultimamente ho incontrato una persona che riesce a leggere i miei quadri meglio di me, riesce a carpirne significati reconditi a cui in un primo momento non ero arrivata nemmeno io.

Ma c’è comunque un filo conduttore uno stile che accomuna le tue opere…

Un filo conduttore certamente, anche se magari non è evidente a primo impatto, ma è come se i miei quadri raccontassero tanti diversi episodi di una grande storia che è il mio essere. Lo stile invece cambia, mi è capitato di dipingere quadri così differenti stilisticamente tar loro, da poter apparire opere di autori diversi. Questo credo accada perché i miei dipinti riflettono i miei stati d’animo ed io sono una persona molto sensibile, basta pochissimo a rendermi felice ma allo stesso modo anche una piccola cosa può buttarmi davvero giù di morale, e questo si riflette nei quadri. Ad esempio quandomi sento carica di energia e i colori risultano più forti.

Nonostante questa pittura che potremmo definire così “emotiva” però, fai anche molti ritratti, se non sbaglio ultimamente ne hai regalato uno al leader della Lega Matteo Salvini

Si ma anche nel caso dei ritratti, mi piace cogliere l’espressione dei volti, farla rivivere sulla tela. Mi piace trasmettere emozioni forti, mi piace vedere come le presone si rivedono nei miei ritratti, una volta una persona si mise a piangere per la meraviglia e l’emozione di riconoscersi sulla tela.

Nel tuo passato una lunga esperienza a Dubai ce ne vuoi parlare

Si un momento di vita che mi ha fatto crescere molto, ha fatto cambiare la mia visione delle cose, un’esperienza che è stata una sorta di rivelazione che mi ha aperto la mente facendomi scoprire un coraggio inaspettato, una forza e una grande capacità di osare che non sapevo di avere. Ci andai per raggiungere un mio amico, un caro amico, quasi un guru per me.

Lui ha un gabbiano tatuato, da allora anche i gabbiani sono diventati un tema ricorrente dei miei quadri, per ricordarmi questa mia “rinascita”, perché li associo al concetto di libertà. Libertà di viaggiare, di vivere di esplorare. A Dubai ho potuto esporre i miei quadri, essere apprezzata, conosciuta, la giù per certi versi è tutto molto più semplice.

Toglimi una curiosità, nei tuoi quadri sono ricorrenti figure femminili spesso anche nudi, hai avuto problemi in un Paese islamico di quel tipo o gli arabi trovano da ridire solo sui nostri musei

In realtà non ho mai avuto molti problemi, certo una volta per una mostra pubblica mi diedero dei “parametri”, ma per la committenza privata o per mostre non “ufficiali” mai nessun problema. Io ho vissuto gli Emirati “veri” a contatto con la gente del posto, devo dire che spesso sono più i problemi che si fanno i progressisti di casa nostra, rispetto a storie tipo quella della convenzione di Faro…

Hai collaborato anche col made in Italy della ristorazione

Si spesso le mostre sono abbinate a ristoranti di lusso, facemmo anche un’ operazione promozionale in cui preparai delle pastiere tradizionali napoletane. Sono brava coi dolci.

Hai avuto anche una collaborazione con Sal De Riso

Si ho realizzato dei piatti per lui ed il Logo “antico” del suo nuovo locale a Minori, ricordo che lo incontrai in Costiera nella sua pasticceria, mi prese per una straniera all’inizio…

A quanto ho capito però non sei particolarmente contata del tuo ritorno in Italia

L’Italia certe volte diventa davvero un Paese depressivo, che scoraggia i giovani, dove tutto tende ad essere volutamente complicato, un posto vecchio, arrendevole, che toglie la speranza. C’è poco spazio per i sogni, qui tutto diventa burocrazia, la tomba dell’arte praticamente.

Come sta evolvendo la tua arte in questa fase, come vedi il tuo futuro

Adesso ho introdotto un nuovo tema quello degli abbracci, delle mani intrecciate, forse in questo momento ha un particolare valore simbolico, il mio futuro lo vedo sempre proteso vero il viaggio, la scoperta l’esplorazione di nuovi confini.

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Sabino Morano

Scritto da Sabino Morano

Nato ad Avellino nel 1981, da sempre mi incuriosiscono l’uomo ed i suoi comportamenti, potrei dir di me stesso d’essere un “Appassionato studioso del genere umano” come Luigi Natoli fece autodefinire il Cavaliere Coriolano, della Floresta nel suo “I Beati Paoli”. Conseguenza quasi diretta, ne sono stati il mio gusto per la discussione ed il ragionamento, il piacere nello scrivere (sperando di non arrecare troppi dispiaceri in chi legge) e la ricerca perpetua dell’impegno politico in tempi in cui la politica è caratterizzata dalla richiesta del disimpegno. Tradizionalista, ma non tradizionale, per necessità d’animo, prima che per vocazione, in quanto trovo la modernità di una noia mortale…

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