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Erasmus Generation. La peggio gioventù

Con le grammatiche di Epicuro, il postmoderno life isnow si regge sulla perniciosa norma del “piacere in movimento” (κινητικήἡδονή), quale si esprime nella pratica della movida per eterni giovani, là dove il carpe diem ha per fondamento la sobria legge del “piacere stabile” (καταστηματική ἡδονή) e misurato, coincidente in ultimo con l’ideale di una vita equilibrata e senza dolori.
Lo “sciame senza tabù” dei giovani dediti alla movida permanente rappresenta perfettamente l’attuazione della profezia di Tocqueville sulla dittatura propria della società massificata.Essa è sottoposta a un inedito potere permissivo e popolata da un gregge amorfo di ultimi uomini, consegnati allo “spirito del divertimento” (Massimo Recalcati) nell’accezione del divertissement messa a tema da Blaise Pascal: il sedevertere comporta, infatti, un “divertirsi” che è, insieme, un “distrarsi”, un pensare ad altro rispetto alla contraddizione in cui si è immersi e che si è, in fondo, disposti ad accettare in cambio del godimento che essa pure rende possibile.
Nel regime della produzione flessibile, il rapporto con il tempo è confinato alla dimensione dell’immediatezza puntiforme. Con la sua adolescenza a scadenza illimitata, l’Erasmus Generation dei teenagers cosmopoliti in “vacanza-studio” permanente, è la nuova soggettività ideale del turbocapitalismo assoluto e flessibile, liquido e finanziario: essa consta di una moltitudine di servi ideali della mondializzazione, che vivono con incoscienza felice i processi di omogeneizzazione monoculturale cosmopolitica e che sono dominati nella struttura e nella superstrutttura, giacché amano il mondo in cui sono servi.
Più precisamente, la generazione Erasmus è la prima, dal 1945 a oggi, a essere disintegrata nella struttura e integrata nella superstruttura: disintegrata nella struttura, giacché condannata alle aspettative decrescenti connesse con il lavoro precarizzato e supersfruttato e con la marginalizzazione rispetto a ogni ambito sociale e politico.
Cupe e poco edificanti sono, a rigore, le “prospettive economiche per i nostri nipoti”, secondo il titolo dell’opera del 1930 di Keynes (EconomicPossibilities for ourGrandchildren). Sconosciuta a qualsiasi precedente fase del capitalismo è la nuova figura del giovane NEET, acronimo che sta per Not in Employment, Education or Training e che allude a quella popolosa galassia di giovani dal progetto di vita negato, che non lavorano, non studiano e non sono impegnati in alcun percorso formativo.
La generazione dell’Erasmus è, poi, integrata nella superstruttura, perché indotta non già a ribellarsi contro la società a forma di merce che la condanna a un destino di supersfruttamento e di futuro assente, bensì a viverla con ebete euforia come il migliore dei mondi possibili (quando non come il solo), con i suoi comodi sogni reificati a buon mercato.
Se la generazione del Sessantotto soffriva per via del conflitto irrisolto tra sogno e realtà, l’Erasmus generation patisce per via dell’assenza di sogno: il marxiano sogno di una cosa è stato spodestato dal reificato sogno delle cose che la società a forma di merce quotidianamente genera e rottama .
Sotto il cielo del mondo post-1989 vi sarebbe, di fatto, un grado di alienazione e di miseria tale da giustificare l’esplosione di dieci rivoluzioni come quella francese o come quella russa.
E, invece, la rabbia non divampa, vuoi perché resta impigionata nell’antro delle coscienze individuali dal legame sociale spezzato, vuoi perché prevale la tonalità emotiva della disincantata rassegnazione, vuoi, ancora, perché serpeggia a ogni latitudine sociale una sorta di incantesimo feticistico, che induce i nuovi sudditi, ossia i consumatori, a vivere con entusiasmo la loro quotidiana lotta per la sopravvivenza. Ciò, peraltro, costituisce una potente smentita del teorema delle Lezioni sulla filosofia della storia di Hegel, secondo cui “la giovinezza è sempre scontenta” : la generazione Eramus, precarizzata e senza futuro, ma con movida e godimento garantiti, non rivela scontentezza di sorta rispetto all’ordine vigente.
L’ideale della città futura progettata dalla passione della ragione e attuata dall’impegno della prassi politica è spodestata dalla filosofia del divertimento permanente come stile di vita e di consumo, dall’ideologia del je suis en terrasse, della festa ininterrotta per giovani che si pensano tali in eterno e che sono integralmente colonizzati, con le parole di Pasoli, da “un neo-edonismo completamente materialistico e laico” che è la base del nuovo potere, che non è più clerico-fascista, ma permissivo e consumista: “la sua repressività non è arcaicamente poliziesca”, ma anzi “ricorre a una falsa permissività” .
I giovani membri del quarto stato flessibile e migrante sono, infatti, sfruttati e desideranti, precarizzati e gaudenti, vittime del capitale flessibile e amanti delle logiche flessibilizzanti. Sono, per così dire, la soggettività immatura e deeticizzata in cui si rispecchia il nuovo capitalismo edonista, che è sfruttatore e autoritario nella sostanza, ma giovanilistico, trasgressivo e open-minded nella forma.
Più precisamente, il cosmomercatismo flessibile libero dalle soggettività borghesi e proletarie necessita fisiologicamente della nuova figura sociale di una gioventù a maturità permanentemente differita e senza coscienza infelice, che vive con entusiasmo infantile il proprio asservimento ogni giorno più intenso e mortificante: e ciò secondo una linea che connette robustamente il teenager globale teledipendente, dall’immaginario americanizzato fin dalla tenera età, con lo studente Erasmus con desiderio illimitato, forma mentis postmoderna e aspirazione a una sempre maggiore “apertura” del materiale e dell’immateriale (open mind, open society, deregulation, libera circolazione, abbattimento di ogni frontiera territoriale e morale).

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Diego Fusaro

Scritto da Diego Fusaro

(Torino, 1983) è una delle voci più critiche e indipendenti della riflessione filosofica contemporanea. Specialista di Filosofia della storia e interprete eterodosso di Hegel e Marx, insegna Storia della filosofia presso la IASSP, Istituto di Alti Studi Strategici e Politici di Milano. All’insegnamento affianca la divulgazione, anche attraverso collaborazioni giornalistiche con testate quali «La Stampa» e «il Fatto Quotidiano». Tra i suoi libri: Bentornato Marx! (Bompiani 2009), Pensare altrimenti (Einaudi 2017), Storia e coscienza del precariato (Bompiani 2018) e Il nuovo ordine erotico (Rizzoli 2018).

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