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Esclusiva #AVG/ Marx replica a Platone, poi aggiunge su Salvini: “Mi paghi i diritti d’autore”

Botta e risposta tra me e il filosofo tedesco dopo l’esclusiva rilasciata ai microfoni di articolo ventuno – il giornale da parte di Platone.

(AVG) – BRUXELLES, 14 febbraio – Non si placano le polemiche nei confronti del marxismo da parte degli intellettuali di Atene. Dopo l’esclusiva rilasciata dal noto scrittore greco Platone, la scia di polemiche è stata pressoché inevitabile.

Così, nella giornata di ieri, ricevo d’improvviso una mail in cui lo staff del filosofo tedesco Karl Marx mi chiede di concedergli una intervista, avvalendosi del diritto di replica.

Mi imbarco col primo volo da Ciampino per la cittadina belga di Bruxelles. Luogo dell’intervista? Ignoto. O meglio: io lo conosco, ma mi è stato chiesto di celarlo.

Giunto sul posto, vengo fatto accomodare su un divanetto. Dieci minuti di attesa ed ecco quest’uomo paffuto in viso, dall’aspetto trasandato, e barba nera tendente al grigio. Canuto.

Iniziamo subito l’intervista, e mi sembra piuttosto scostante nei miei confronti, quasi lo stessi scocciando. Che poi, mica ho chiesto io d’intervistarlo.

“Dunque, Martignetti, possiamo iniziare”

“Come preferisce”

“Partirei innanzitutto dal presupposto che il gentilissimo Platone abbia adoperato dei termini un po’ offensivi verso la mia persona. Lei, giustamente, si è limitato a riportarle per intiero, ma avrebbe potuto quanto mielarle.”

“Avrebbe, ciò, mutato la veridicità dei fatti?”

“No”

“Appunto…”

“Premessa. Rispedisco al mittente le offese sul mio fisico. Ho un viso paffuto? Beh, ho la fortuna di poter girare per locali. E lei sa, Martignetti, che i cocktail non facciano granché bene alla forma fisica. Platone ci tiene? Bene, continui a fare i piegamenti così le sue spalle si ingrandiranno sempre più. A me che dovrebbe interessare di lui.”

“E forse, caro Marx, era questa la provocazione. Lei ha l’ardire di parlare degli ultimi, dei poveri, dividendo la società in maniera aprioristica tra ricchi e poveri, sebbene lei provenga da una famiglia molto agiata. Se non erro, la sua è una famiglia aschenazita piuttosto benestante. Tra i suoi parenti non annovera anche i fondatori della Philips?”

“Sì”

“Beh, sarà questo, ripeto, il motivo della provocazione fisica dell’ateniese”

“La mia vita personale non deve interessare a nessuno. Sono libero di fare ciò che voglio, anche di andarmene per locali e localini, non crede?”

“Credo che ognuno sia libero di fare ciò che vuole, così come credo che anche Platone sia libero di reputarla un soggetto che predichi bene e razzoli male. Passando a cose più interessanti, mi spiegherebbe cosa critica del classismo?”

“Come ho cercato di dire nel Capitale, l’economia politica ha da sempre trascurato l’operaio per celarne l’alienazione. Nella produzione capitalistica l’operaio diventa tanto più povero quanto maggiore è la ricchezza del padrone. Finisce così per alienarsi, diventare altro, e questo altro lo rende meno importante dei buoi che adopera o dei mezzi che la fabbrica gli presta.”

“Sta cercando di dirmi che l’operaio si sente uomo solo se deve mangiare e procreare, e bestia se deve lavorare?”

“Esattamente. Le dirò di più, – si accinge ad aprire una raccolta di testi intitolati Manoscritti del 1844 – anzi, le leggerò quanto scrissi mesi addietro, proprio qui, a Bruxelles: “La natura fornisce anche i mezzi di sussistenza in senso stretto, cioè di quelli idonei al sostentamento fisico dell’operaio. Quindi quanto più l’operaio si appropria col proprio lavoro del mondo esterno, della natura sensibile, tanto più egli si priva dei mezzi di sussistenza nella seguente duplice direzione. Prima di tutto, per il fatto che il mondo esterno cessa sempre più di essere un oggetto appartenente al suo lavoro, e poi per il fatto che il mondo esterno cessa d’essere un mezzo di sussistenza nel seno immediato, cioè fisico”

“Una sorta di materialismo storico?”

“Toglierei ‘una sorta‘. È. Io e il mio amico Engels esprimiamo l’esigenza di un sapere prodotto immediatamente da una realtà concreta e positiva”.

“Cambiamo argomento. Salvini. Cosa ne pensa della sua estrapolazione della Lega dall’allora Lega Nord?”

“Penso abbia soltanto preso spunto dalla mia Lega dei Comunisti. In Italia, dal medioevo, avete un poì il vizietto di abusare del termine lega. Lega per me identifica una unione di genti, di fratelli, di proletari. E lei ricorderà bene che Salvini venne eletto coi voti dei leghisti-comunisti padani.”

“Salvini dunque è comunista?”

“Molto più di quel Platone (ride). La Lega ha la pretesa di unire genti da Nord a Sud Italia, oramai massificate e appartenenti quasi tutte al ceto medio che fa spesa al Lidl, pertanto se Salvini aprisse i suoi discorsi con un bel “Leghisti di tutto il mondo, unitevi!” sarebbe assolutamente in accordo con sé stesso. Ma mi dovrebbe pagare i diritti d’autore”

“Certo che ce la tiene coi soldi, lei…

“Sono il sostentamento dell’uomo costretto a mercificarsi. Lei di che campa?”

“Di soldi, ma ogni tanto provo a elevarmi spiritualmente, magari fingendo esista una dimensione metafisica. Non le pare che la sua filosofia sia troppo ‘concreta’?”

“Mi occupo di filosofia economica…”

“Dunque più che filosofo, è un commercialista. O un economo”

“Con me, le sue provocazioni non attecchiscono”

“Ha letto di quel Dugin? Parrebbe saperla lunga sulle teorie politiche. Senza entrare troppo nel merito, ritiene abbia sbagliato nel dedurre che un certo socialismo comunista derivi dal liberalismo?”

“Per me, l’intervista si conclude qui”

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Daniele Martignetti

Scritto da Daniele Martignetti

Nacqui, senza volerlo, nella diomedea Maleventum in uno dei due giorni di Carmenta del '91, trascorrendo poi i primi anni della mia infanzia alle pendici del Castrum Montis Alti ove si erge la bellezza etrusca di Vulci. Qui apprendo la lazialità pura e cristallina della popolazione viterbese che mi accompagnerà nel successivo approdo a Montefusco, sannitica cittadella fulcro analitico nella celeberrima “Ab Urbe Condita Libri CXLII” di Tito Livio. Mi trasferisco poi ad Abellinum, luogo natio del condottiero Gaio Ponzio, "stratega di prim'ordine" nella Seconda guerra Sannitica. Sebbene la gentile concessione della cittadinanza, non ricordo granché bene il giorno in cui lo Stato mi domandò della mia effettiva volontà di appartenere a questa Italia. Non mi interessa nulla che sia comune: distruggerò il linguaggio, e ci berrò sopra. Condanno vivamente le logiche faustiane dell'odierno Occidente e ripropongo, in chiave contemporanea, l'apollineo passato in un presente decadente. Già redattore di diverse testate giornalistiche che non cito onde evitare pubblicità indiretta, redigo quotidie racconti che mai pubblicherò.

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