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Gli uomini rossi di Aligi Sassu

Perché parlare proprio di arte? I motivi possono essere molti, ma a mio avviso ce n’è uno che accomuna tutti noi italiani, quello di essere nati e vivere nel paese più importante al mondo per opere d‘arte. Partiamo dal Crocifisso di Santa Croce dipinto fra il 1272 e il 1280 da Cimabue per la basilica di Santa Croce a Firenze e tutt’ora ivi conservato, successivamente gravemente danneggiato dall’alluvione di Firenze del 1966. Restaurato, rimangono purtroppo perdute ampie parti dell’opera, ma restano le foto a testimonianza del suo valore. Ebbene gli storici dell’arte attribuiscono a quest’opera l’inizio dell‘arte moderna, pur appartenendo essa al tardo medioevo. Credo che questa valutazione sia dovuta al fatto che da quest’opera in poi ci fu il superamento della pittura bizantina, statica e ieratica, sancito definitivamente pochi anni dopo da Giotto. Quindi noi italiani abbiamo un’importante eredità nella quale affondano le nostre radici e vi possiamo trovare il significato di temi ancora attuali; è in questo senso che parlerò di un’opera di un autore molto più recente, direi dei nostri tempi: Aligi Sassu. Nasce a Milano il 17 luglio 1912 da Lina Pedretti, originaria di Parma, e Antonio Sassu, sardo, che nel 1894 era stato uno dei fondatori del Partito Socialista italiano a Sassari e nel 1896 si era trasferito a Milano. Il padre, legato da una forte amicizia a Carlo Carrà, lo condusse nel 1919,a soli sette anni, all’Esposizione Nazionale Futurista presso la Galleria Moretti di Palazzo Cova, che vedeva riuniti i più grandi futuristi e le giovani leve. Nel 1921 la famiglia Sassu ritorna in Sardegna, a Thiesi in provincia di Sassari; lì Aligi frequenta la scuola elementare e conosce i cavalli, che diventeranno poi il suo marchio ed i colori accesi della Sardegna che permeeranno la sua pittura. Partecipa al movimento futurista di Marinetti approdando a soli 16 anni alla Biennale di Venezia con due opere. Nel 1928 definì insieme a Munari il Manifesto della Pittura “Dinamismo e riforma muscolare“, assumendo come presupposto di base la rappresentazione di forme dinamiche anti-naturalistiche. Fra le opere pubbliche dell’artista a Milano si ricordano: Il Monumento per la Guardia di Finanza in Piazza Tricolore(1985) e il Cavallo impennato di fronte all’Accademia di Brera. Un nucleo di sue opere sono conservate ai Musei Vaticani(gli è dedicata una sala nel Museo di Arte Sacra Contemporanea) e altre sono in numerose collezioni museali. A Bruxelles, nella nuova sede del Parlamento Europeo, nel 1993 completò il murale in ceramica I Miti del Mediterraneo, che occupa 150 metri quadrati. Qualche anno fa mi capitò di imbattermi in una delle sue opere il cui significato mi colpì molto, quest’opera è Uomini Rossi del 1931 dalla serie omonima. Essa raffigura degli uomini nudi dipinti di rosso, un rosso acceso che li differenzia dagli altri uomini, sono appunto uomini che svolgono una rivoluzione etica ed estetica, sono uomini puri, uomini sportivi ,uomini di cultura: era questo il messaggio che Aligi voleva mandare allora e credo che sia ancora attuale nella nostra società. Quante volte ci lamentiamo delle cose che non vanno e aspettiamo qualcuno che le cambi? Ma le cose le possono cambiare solo gli uomini della società stessa, quindi tocca agli uomini agire facendo, proprio come ci dice l‘artista, una rivoluzione culturale, estetica, etica. Il colore rosso del dipinto vuole, dunque, sottolineare il cambiamento sociale che sarebbe auspicabile anche oggi. Gli uomini rossi si pongono fra realtà e mito, i loro sguardi non si incrociano mai, sono inseriti in un mondo senza connotazioni ambientali ma trasfigurato da un colore essenzialmente mentale, in netto contrasto con l’azzurro delle montagne all’orizzonte. Il colore rosso, del dipinto quindi, non vuole assegnare ai personaggi una posizione politica o partitica, ma dà loro una connotazione caratteriale, l‘artista lo usa per mettere l‘accento sulle loro qualità.
E’ da sottolineare che Editalia (Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato) nel 2013 ha deciso di fare una riproduzione multipla dell’opera per mano dei Maestri Mosaicisti di Ravenna, a testimonianza dell’importanza storica del dipinto. Nella ricorrenza del centenario della nascita dell’artista ,che muore a Pollensa (Spagna) il 17 luglio 2000,è stata organizzata nel maggio del 2013 una grande mostra con 160 opere di Sassu al Central Academy of Arts Museum di Pechino.
L’opera originale invece è visibile presso il Museo Civico di Belle arti di Lugano.

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Massimo Iandiorio

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