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Guerra Fredda e corsa al 5G e al vaccino

Con le parole dell’Heidegger dei Sentieri interrotti, ci troviamo ora al cospetto di un nuovo “imperialismo planetario dell’uomo tecnicamente organizzato”: anche con il nesso tensionale tra Cina e Usa sta accadendo qualcosa di simile rispetto a quanto accadde con lo scontro tra l’Unione Sovietica e l’America. Tale conflitto, detto eufemisticamente “freddo”, metteva capo a due diverse varianti della “volontà di potenza” (Wille zur Macht) nichilistica e della tecnica planetaria, aspirante a conquistare il globo per ridurlo a Bestand, a “fondo” disponibile per i processi di manipolazione e di accumulo. L’Unione Sovietica, ingloriosamente implosa dopo il 1989, ha ceduto ora il passo a una nuova potenza che incarna il principio della resistenza al monopolarismo imperialistico atlantista e che, insieme, se seguiamo Heidegger, rappresenta una variante dell’imperialismo tecnico del Wille zur Macht. Sicché, al netto delle differenze, si tratterebbe in fondo di una gigantomachia tra due diverse declinazioni del medesimo. Ciò non vuol dire che USA e Cina siano equivalenti. Se è vero quanto siamo venuti sostenendo in relazione alla quarta guerra mondiale come bellum planetario dichiarato dalla monarchia del dollaro a tutti i governi non allineati con il Washington consensus, ne segue che la presenza della Cina sullo scacchiere geopolitico internazionale è da salutarsi con favore, quale che sia in concreto il suo ordinamento politico interno: la Cina, infatti, si pone necessariamente – alla stregua di tutti gli altri Stati non allineati con il Leviatano a stelle e strisce – come garante di un “pluriverso” o, se si preferisce, di un mondo poliarchico e multipolare; quest’ultimo è, in ogni caso, sempre da preferirsi all’idea di un mondo “monopolare”, sussunto sotto un’unica dominazione. È quanto Kant, in Per la pace perpetua, sosteneva spiegando che, secondo l’idea della ragione, una pluralità di Stati, anche in conflitto tra loro, è preferibile rispetto al dominio assoluto di una “monarchia universale” (Universalmonarchie). Peraltro, a rendere per molti versi accostabile, in maniera analogica, lo scontro tra Cina e Usa a quello anteriore tra Unione Sovietica e Usa è un aspetto, degno della massima attenzione. Come è noto, la Guerra Fredda si caratterizzò anche per la “corsa allo spazio” tra il 1957 e il 1975: la sfida tra le due superpotenze si dispiegò anche nella ricerca di sempre maggiori successi spaziali nel lancio di missili e satelliti, nonché nella conquista della Luna e di pianeti del sistema solare. Il 4 ottobre del 1957 l’Unione Sovietica lanciò il satellite “Sputnik”. Il 20 luglio del 1969 Neil Armstrong, comandante della missione statunitense “Apollo 11”, sbarcò sulla Luna (benché taluni ancora oggi mettano in discussione il fatto). Ora, nella nuova Guerra Fredda, interna alla quarta guerra mondiale, pare che la corsa allo spazio abbia ceduto il passo a due sue varianti: a) la corsa al 5G e b) la corsa al vaccino contro il Covid-19. Per quel che concerne la prima, sappiamo che è un tema “caldo” già da prima rispetto al divampare della pandemia: ed è, indubbiamente, uno dei nodi decisivi del conflitto obliquo tra Cina e Usa, nonché della rispettiva aspirazione di ciascuna delle due potenze a conquistare il mondo. Per quel che riguarda il secondo aspetto, esso è, ovviamente, subentrato dopo la comparsa del Coronavirus: e, da subito, è divenuto uno dei punti saldi di questa nuova Guerra Fredda. Chi arriverà per primo alla scoperta del vaccino, guadagnerà – non v’è dubbio – prestigio e potenza simbolica, ponendosi agli occhi del mondo intero come superpotenza egemonica. Non deve sfuggire che, da subito, gli USA hanno ribadito che stavano lavorando al vaccino e che presto vi sarebbero arrivati: vera o falsa che fosse, quella dichiarazione si spiega, con tutta evidenza, in ragione del nuovo conflitto con la Cina.

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Diego Fusaro

Scritto da Diego Fusaro

(Torino, 1983) è una delle voci più critiche e indipendenti della riflessione filosofica contemporanea. Specialista di Filosofia della storia e interprete eterodosso di Hegel e Marx, insegna Storia della filosofia presso la IASSP, Istituto di Alti Studi Strategici e Politici di Milano. All’insegnamento affianca la divulgazione, anche attraverso collaborazioni giornalistiche con testate quali «La Stampa» e «il Fatto Quotidiano». Tra i suoi libri: Bentornato Marx! (Bompiani 2009), Pensare altrimenti (Einaudi 2017), Storia e coscienza del precariato (Bompiani 2018) e Il nuovo ordine erotico (Rizzoli 2018).

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