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L’aids, il covid e l’individualismo

Erano i primi anni ottanta e, con la mia curiosità di bambino delle scuole elementari, seguivo con attenzione il telegiornale, dove si parlava di una strana malattia in America che colpiva gli omosessuali ed i tossicodipendenti. Entrambe le parole mi erano totalmente sconosciute nella provincia irpina, ancora alle prese con le nefaste conseguenze del terrificante sisma del 1980. A dire il vero nemmeno gli scienziati ci capivano granché, non si comprendeva la causa della malattia, non c’era una cura né tantomeno un vaccino, l’unica certezza è che i malati morivano tutti. Piano piano la malattia si diffuse anche tra gli eterosessuali, arrivò in Europa e quindi in tutto il mondo. Nel maggio del 1983 l’Istituto Pasteur di Parigi isolò il virus, che poteva essere l’agente responsabile della trasmissione della malattia. Al virus venne dato il nome di hiv e fu identificato come la causa dell’aids. Nel frattempo che la comunità scientifica tentava di capire tutte le dinamiche del virus, l’opinione pubblica si era già scatenata in una fobia generale, con la preoccupazione che chiunque potesse contrarre il virus anche con un bacio, oppure con il semplice contatto con un malato. Si discerneva in famiglia di finestra di contagio, sistema immunitario, tutti erano diventati virologi. Anche a quel tempo cominciò la corsa al vaccino ma nel frattempo si capirono le vie di trasmissione del virus. Di pari passo con la ricerca scientifica, cominciò una massiccia campagna informativa circa le modalità di trasmissione del virus (ematica e soprattutto sessuale) quasi imponendo l’uso del preservativo nei rapporti occasionali. Pertanto, dopo circa quarant’anni conviviamo pacificamente con l’hiv sappiamo quali comportamenti evitare, le situazioni a rischio ed il vaccino non è stato mai trovato.
All’improvviso quest’anno siamo stati colpiti da un nuovo virus, il famoso covid19 con cui facciamo i conti ogni giorno. Anche in questo caso trattasi di un virus letale ma con una mortalità inferiore all’aids degli esordi. La cosa che rende il coronavirus più spaventoso è la via di trasmissione aerea, pertanto, il covid può contagiare un numero molto superiore di persone. Nell’attesa del vaccino, l’unica precauzione che abbiamo è stare ad almeno un metro di distanza dal nostro interlocutore, in caso contrario usare la mascherina. Quindi, anche se la precauzione è meno invasiva dell’uso del preservativo come nel caso dell’hiv, le persone sono reticenti e non l’accettano di buon grado l’idea di tutelarsi. Senza avventurarci in discorsi politici e scientifici, cosa è cambiato dagli anni ottanta? Siamo soltanto diventati una società individualista, così come tutto l’occidente. Che cos’è l’individualismo? L’individualismo è la tendenza a far prevalere eccessivamente e abitualmente gli interessi individuali e personali su quelli collettivi. Portato all’estremo, questo comportamento può giungere all’egocentrismo, cioè alla tendenza di porre sé stessi al centro di tutto ciò che accade, rendendo quasi nulla la considerazione altrui e dei punti di vista degli altri. Si dice che l’uomo moderno è individualista per eccellenza, e che tutta la società moderna si basa sull’individualismo; ed è sostanzialmente vero. Bisogna però precisare che non si tratta di un individualismo qualsiasi, di un individualismo più o meno “normale”, ma di un individualismo radicale, quasi di una nuova religione; di un individualismo “assoluto”.
Mai nei secoli s’era visto qualcosa di simile, persone portate alla solitudine, all’introspezione, al distacco dai propri simili. Probabilmente ve ne sono sempre state, ma si trattava pur sempre di un individualismo psicologico, capace di coesistere con la società nel suo insieme e di non recarle danno, semmai di stimolarla in senso positivo. L’individualismo moderno, invece, è ideologico, violento, intollerante, tanto astratto quanto velleitario. Ma fortunatamente non dappertutto è così, grazie alla globalizzazione il mondo orientale e quello occidentale hanno avuto modo di avvicinarsi, però non si sono completamente omologati. Comportamenti, credenze religiose e valori sociali sono ancora sostanzialmente diversi. In oriente, infatti, prevalgono ragionamenti di tipo deduttivo, osservatore e spirituale, mentre in occidente prevalgono quelli di tipo analitico, oggettivo, induttivo e concettuale. Pertanto, tutti noi dovremmo prendere insegnamento dalla cultura orientale. In occidente prevale l’individualismo, mentre nella società orientale il benessere della comunità. Da un punto di vista artistico si può dire che l’occidente fotografa la realtà mentre l’oriente la dipinge, non limitandosi a contemplarla ma cercando di penetrarla per “viverne la vita”.

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Massimo Antonio Bimonte

Scritto da Massimo Antonio Bimonte

Nato in Svizzera nel 1974, economista, giornalista pubblicista e per fortuna e merito tanto altro ancora; imprenditore per vocazione, organizzatore di professione, riesce sempre ad affrontare le nuove sfide con determinazione e passione, senza mai trascurare tutto ciò che ha fatto fino a ieri.

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