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L’Anticristo è già tra noi?

Sulla scia della lezione del Solov’ëv del Racconto dell’Anticristo, Ratzinger, nel suo libro Gesù di Nazareth, spiega senza perifrasi che la teologia propalata dall’Anticristo è quella in cui Dio non dice nulla e nemmeno più ha nulla da dire. Il sovvertitore dell’ordo divino – spiega Ratzinger – nega non già il messaggio cristiano, ma ogni lettura di quest’ultimo che non coincida con l’esegesi da lui proposta come la sola autentica: per l’Anticristo – scrive Ratzinger – vale “solo la sua esegesi, l’esegesi ritenuta autenticamente scientifica, in cui Dio stesso non dice niente e non ha niente da dire, è al passo coi tempi”.

La teologia anticristica è, dunque, iperimmanentista e scevra di trascendenza, centrata sul dogma della fusione con il mundus e, di più, sull’ideale falsamente ecumenico di un dialogo interconfessionale mediante il quale il cristianesimo si apra alle altre religioni al solo scopo di svuotare se stesso.

Quella anticristica è, allora, una teologia della sdivinizzazione o, diremmo con Hegel, della Entvölkerung des Himmel, dello “spopolamento del cielo” cagionato dai processi di annientamento di ogni trascendenza e, in generale, di ogni alterità rispetto al piano immanente del mercato planetario. Così si esprime Ratzinger:

“Il tentatore non è così rozzo da proporci direttamente di adorare il diavolo. Ci propone soltanto di deciderci per ciò che è razionale, per la priorità di un mondo pianificato e organizzato, in cui Dio, come questione privata, può avere un suo posto”.

Per questo – spiega ancora Ratzinger –, “i peggiori libri distruttori della figura di Gesù, smantellatori della fede, sono stati intessuti con presunti risultati dell’esegesi”: la potenza dell’Anticristo sovverte dall’interno, non già negando l’ortodossia, ma camuffandosi essa stessa sotto le mentite spoglia dell’ortodossia. Se ne trova una magnifica raffigurazione nel Duomo di Orvieto, nella rappresentazione dell’Anticristo svolta dal Signorelli.

Che “il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annientera all’apparire della sua venuta” (2Ts, 2, 8) resta uno degli articoli della fede dei cristiani: un potente mobilitatore di una speranza chiamata a farsi “ottimismo militante”, per riprendere una potente espressione di Ernst Bloch. Al quale si associa, a mo’ di compensazione individuale, la promessa di salvezza personale per chi non si lasci ingannare dal diabolico contraffattore: “chi si preseeverà fino alla fine, sarà salvato” (Mt 24, 9-14).

Con queste considerazioni non si intende, certo, sostenere la tesi secondo cui l’odierno pontefice Bergoglio coinciderebbe con la figura dell’Anticristo sopraggiunta negli spazi del nuovo, disordinato ordine mondiale. Bergoglio stesso, semmai, come bene ha sottolineato Antonio Socci, appare preda e vittima delle potenze anticristiche del nichilismo, più che loro attivo vettore. Significativa resta, a tal riguardo, la confessione del pontefice del 5 ottobre del 2019:

“Il Papa è tentato, è molto assediato: solo la preghiera del suo popolo può liberarlo, come si legge negli Atti degli Apostoli. Quando Pietro era imprigionato, la Chiesa ha pregato incessantemente per lui”.

Bergoglio non specifica da che cosa, in concreto, sia “tentato” e “assediato”. Ma è degno di rilievo il fatto che egli senza perifrasi denunci una propria condizione di subalternità e di “assedio”, con ciò perfettamente adombrando il reale rapporto creatosi tra Chiesa e mundus, tra trascendenza e immanentismo nichilista.

Vero è, comunque, che questa denuncia non si determina mai, in Bergoglio, in una voluntas concreta di contrastare il globalnichilismo, la dittatura del relativismo e, in termini biblici, le demoniache potenze dell’Anticristo. E in ciò è da ravvisarsi, indubbiamente, uno dei principali punti di debolezza del pontefice, in specie se accostato all’eroico e resistente Ratzinger e alla sua lotta filosofico-teologica all’avanzare del nulla. Come non ci stancheremo di ripetere, se Ratzinger fu potenza catecontica al dilagare delle potenze infere del globalismo nichilista e relativista, Bergoglio – il primo pontefice mondialista – segnò, nel 2013, il trionfo di queste ultime in seno alla Chiesa stessa.

Significativa e, a tratti, profondamente inquietante è la liquidatoria affermazione rilasciata da Bergoglio il 12 giugno del 2015, al “Ritiro mondiale carismatico”, sulla quale ha richiamato l’attenzione Antonio Socci:

“Poco tempo fa in una parrocchia un sacerdote predicava sull’Anticristo, sulla perdita della fede in Europa e anche sull’ecumenismo in questo panorama catastrofico di confessioni. Che pena! Che perdita di tempo!”.

La Grundfrage del nichilismo e della sdivinizzazione, che Ratzinger aveva posto sapientemente al centro del proprio pontificato, era ora messa in congedo dal sommo pontefice come una semplice “perdita di tempo”.

Un anno dopo, in occasione dell’Apertura del Convegno Ecclesiale della diocesi di Roma, San Giovanni in Laterano, il 16 giugno del 2016, così avrebbe testualmente affermato papa Francesco in riferimento all’episodio evangelico dell’adultera: “Gesù fa un po’ lo scemo” (sic!). Quanto una tale affermazione dovesse risultare problematica, per non dire apertamente blasfema, è provato, oltertutto, dal fatto che fu cambiata nella traduzione riveduta e corretta successivamente dagli organi di stampa del Vaticano: nella cui versione, in luogi di “scemo”, troviamo scritto “il finto tonto”. Già s’è detto – e non v’è ragione di insistervi oltre – che, nella letteratura sul tema, ma poi anche negli stessi Testi Sacri, l’Anticristo figura sempre come colui che dice di rappresentare il messaggio cristico e, insieme, nega e perverte l’immagine stessa di Cristo: “chi è il menzognero se non colui che nega che Gesù è il Cristo? L’anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio. Chiunque nega il Figlio, non possiede nemmeno il Padre; chi professa la sua fede nel Figlio possiede anche il Padre” (1Gv 2, 22-23).

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Diego Fusaro

Scritto da Diego Fusaro

(Torino, 1983) è una delle voci più critiche e indipendenti della riflessione filosofica contemporanea. Specialista di Filosofia della storia e interprete eterodosso di Hegel e Marx, insegna Storia della filosofia presso la IASSP, Istituto di Alti Studi Strategici e Politici di Milano. All’insegnamento affianca la divulgazione, anche attraverso collaborazioni giornalistiche con testate quali «La Stampa» e «il Fatto Quotidiano». Tra i suoi libri: Bentornato Marx! (Bompiani 2009), Pensare altrimenti (Einaudi 2017), Storia e coscienza del precariato (Bompiani 2018) e Il nuovo ordine erotico (Rizzoli 2018).

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