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L’avvento della metafisica di de Chirico

Non si può parlare di arte moderna e contemporanea se non si parla di Giorgio de Chirico. Dieci anni fa andai a vedere una sua mostra allestita nel Palazzo delle Esposizioni in Roma:c’erano opere che venivano dalle collezioni di tutto il mondo,un cordone di sicurezza delimitava le stesse e delle guardie erano presenti in tutte le stanze,tutto questo ti faceva ben capire che il valore delle opere esposte era molto alto.
“ Et quid amabo nisi quod aenigma est? “ ,cosa dovrei amare se non l’enigma?,scriveva Giorgio de Chirico in calce al primo autoritratto del 1911.L’autoritratto risale all’inizio del periodo della pittura metafisica e rese l’artista celebre e immortale nella storia dell’arte.Una nuova corrente pittorica si iniziò a delineare a partire dal 1910 con opere come: Enigma di un pomeriggio d’autunno,L’enigma dell’ora,Melanconia e altre.
Siamo all’inizio del novecento,grandi cambiamenti stanno avvenendo sia nell’economia con la seconda rivoluzione industriale, sia nella cultura.Con la teoria dei quanti Max Planck aveva sconvolto la visione del mondo prodotta fino ad allora dalla fisica,l’ottimismo razionalista dava gli ultimi colpi di coda e Nietzsche era morto.La vecchia Europa borghese stava irrimediabilmente per tramontare,le teorie psicanalitiche di Freud stavano prendendo forma,la mente umana vedeva nuovi traguardi e l’uomo moderno del’900 iniziava a delinearsi in modo sostanziale.
In questo contesto dinamico nasce la metafisica di de Chirico,la sua poetica pittorica si innesta in questo forte fermento culturale europeo.
Significative sono le parole tratte da un suo testo del 1918:”Il mondo è pieno di demoni”,diceva Eraclito l’efisio,passeggiando all’ombra dei portici, nell’ora gravida di mistero del meriggio alto,mentre nell’abbraccio asciutto del golfo asiatico,l’acqua salsa bollicava sott’il libeccio meridiano.Bisogna scoprire il demone in ogni cosa.Gli antichissimi cretesi stampavano un occhio enorme in mezzo ai profili che si rincorrevano attorno i vasi,gli utensili domestici,le pareti delle abitazioni.Anche il feto d’un pesce,d’un pollo,d’un serpente,allo stadio primo,è tutt’un occhio.Bisogna scoprire l’occhio in ogni cosa”.E così, a partire dal 1916, iniziano a comparire nelle sue opere sia l’occhio sia questi utensili che assumono un aspetto metafisico. Nell’opera L’angelo ebreo(1916) troviamo un occhio enorme,nel quale possiamo cogliere la relazione con l’enigma ,il mistero,l’anima nascosta delle cose.
L’opera di de Chirico ci richiama alla psicanalisi di Freud che si basava anche sulla libera associazione di idee,pur scollegate fra di loro e prive di qualunque apparente senso o nesso, ma che diventavano la strada per l’inconscio. Quell’inconscio da sempre presente nella mente umana,intuito fin dall’antica Grecia ma che nessuno era riuscito a portare alla luce con una teoria scientifica come Freud .E’ evidente che tutto è collegato,apparentemente le opere di De Chirico potevano sembrare il frutto della sua immaginazione invece c’è un filo che collega tutto in questi anni,come sempre avviene.La poetica pittorica di De Chirico rappresenta il culmine della vicenda umana partendo dagli antichi greci,non a caso lui disse anni addietro: Io sono l’ultimo dei pittori classici.
Riassumendo, la prima metafisica compare con una produzione dal 1910 al 1918.In essa si vede l’evoluzione del suo pensiero e nello stesso tempo l’influenza del suo maestro,il pittore svizzero Arnold Böcklin. Infatti de Chirico si forma all’accademia delle Belle Arti di Monaco di Baviera in Germania,dove approda nel 1906,lì ha modo di apprendere la filosofia di Nietzsche e Schopenhauer: nelle prime opere metafisiche si ricorderà di un’epoca al tramonto,che svela all’uomo la sua solitudine.Questa solitudine la troviamo spesso nelle sue opere come,per esempio, nelle piazze d’Italia dove alcune ombre si stagliano solitarie in ampi spazi presidiati da una statua solitaria.Lui stesso dice: Nell’ombra di un uomo che cammina al sole ci sono più enigmi che in tutte le religioni passate,presenti e future.Quindi vediamo nettamente il ricorrere del tema dell’enigma,del mistero e dell’anima delle cose,i quali non devono essere ricercati nel trascendentale bensì nelle cose stesse.Questo punto è decisivo per capire la poetica pittorica di de Chirico che nel 1919 affermò:”Noi metafisici abbiamo santificato la realtà”.
In conclusione potremo dire che l’uomo dechirichiano non è diverso dall’uomo attuale postmoderno.Forse il passaggio dal 20° al 21° secolo è stato meno radicale rispetto a quello che avvenne dall’800 al ‘900:apparentemente l’uomo tecnologico odierno dovrebbe essere molto più felice ma credo che, se guardiamo bene la realtà, c’è sempre quello stesso uomo dechirichiano che cammina solitario nella melanconia di un pomeriggio assolato.
In copertina una delle più simboliche opere metafisiche:Canto d’amore(1914,Museum of Modern Art,New York).
Propongo la spiegazione che fa del quadro Magdalena Holzhey:Il guanto rimanda metaforicamente all’ambito medico e, in particolar modo, alle ostetriche(il cosiddetto guanto della levatrice).Sta a sottendere l’amore come principio creatore di tutto ciò che è vita e bellezza.La palla verde e il treno sono i ricordi dell’infanzia,il padre infatti era un ingegnere ferroviario che lavorò in Grecia dove appunto lui nacque nel 1888 a Volos. Il viso della statua raffigura l’Apollo del Belvedere che è il condottiero delle muse,il dio delle arti plastiche,è il protettore dell’oracolo di Delfi,il dio della profezia e dell’arte della guarigione,ma è anche il dio della morte.L’intenso simbolismo e l’accostamento di universi differenti,di fatto inconciliabili,l’antico e il moderno,il ricordo e il presente,il mito e la realtà ricordano l’attimo di esaltazione e raccoglimento cantato da Zarathustra nel”canto della notte”.E’ notte:solo ora si destano tutti i canti degli amanti.E anche l‘anima mia è il canto di un amante”.

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Massimo Iandiorio

Scritto da Massimo Iandiorio

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