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L’inganno di destra e sinistra spiegato con Dante Alighieri

Come si è sostenuto in Pensare altrimenti, il neoliberismo è simile a un’aquila a doppia apertura alare, caratterizzato com’è dalla compresenza della Destra bluette del Danaro e della Sinistra fucsia del Costume, nonché, ovviamente, dai loro politici di riferimento, professionisti del volere in astratto la democrazia, negandola in concreto mediante l’adesione integrale alla razionalità strutturalmente non democratica dei mercati. L’alternanza senza alternativa tra una destra bluette liberista, che esalta precipuamente la deregolamentazione economica, e una sinistra fucsia egualmente liberista, che soprattutto celebra la deregolamentazione antropologica, può essere nel modo più efficace inquadrata con i versi che Dante dedicava alla sua Firenze: “e se ben ti ricordi e vedi lume, / vedrai te somigliante a quella inferma / che non può trovar posa in su le piume, / ma con dar volta suo dolore scherma” (Purgatorio, VI, vv. 148-151). Il “corpo” delle nazioni ammalate di mercatismo assoluto cerca un sollievo temporaneo, che mai vale a rimuovere il male, mediante lo spostamento ininterrotto dal fianco destro a quello sinistro e viceversa.  Sotto questo riguardo, destra e sinistra lottano per andare al governo ad attuare le “riforme” per le classi dominanti volute dai mercati sovrani. Sono in ciò simili a due calvi che altercano per avere l’unico pettine disponibile, col quale non potranno in ogni caso fare nulla. È di per sé ovvio, ma anche l’ovvio vuole la sua parte: perché vi sia lo spazio per una politica sovrana è necessario che vi sia la sovranità dello Stato nazionale; in assenza della quale è sovrano il mercato, che usa la politica a mo’ di strumento, riducendola a propria continuazione con altri mezzi. Come più estesamene si è sottolineato in Glebalizzazione, la sinistra fucsia aderisce allo stesso neoliberismo della destra bluette nascondendosi dietro la parola d’ordine dell’indebolimento dello Stato nazionale, identificato toto genere con il fascismo: si finge di non sapere che quell’indebolimento emancipa soltanto le classi dominanti e il mercato, dacché lo Stato nazionale, lungi dall’esaurirsi nell’esperienza del fascismo, è stato anche il luogo dei diritti sociali e del controllo più o meno socialdemocratico dell’economico.

In quello che può a giusto titolo considerarsi come l’esaurimento della dicotomia tra una destra e una sinistra ora di fatto coincidenti in quanto partiti di rappresentanza dell’alto contro il basso (del Signore contro il Servo), regna ovunque un estremismo di centro, in cui sono rimosse le forze non allineate con l’ordo oeconomicus e le forze in campo nell’agone politico tramettono in forme plurali il medesimo messaggio, frazionando e facendo apparire molteplice il medesimo.

In tal guisa, l’alternanza sostituisce l’alternativa. O, se si preferisce, prevale un’alternanza a senso unico, che occulta il liberismo – ossia il solo orizzonte concesso – dietro un pluralismo proditorio: in cui i plurali ribadiscono sempre il medesimo, ossia la sovranità del mercato globale e la supremazia geopolitica atlantista.

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Diego Fusaro

Scritto da Diego Fusaro

(Torino, 1983) è una delle voci più critiche e indipendenti della riflessione filosofica contemporanea. Specialista di Filosofia della storia e interprete eterodosso di Hegel e Marx, insegna Storia della filosofia presso la IASSP, Istituto di Alti Studi Strategici e Politici di Milano. All’insegnamento affianca la divulgazione, anche attraverso collaborazioni giornalistiche con testate quali «La Stampa» e «il Fatto Quotidiano». Tra i suoi libri: Bentornato Marx! (Bompiani 2009), Pensare altrimenti (Einaudi 2017), Storia e coscienza del precariato (Bompiani 2018) e Il nuovo ordine erotico (Rizzoli 2018).

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