in ,

Lo strano caso della Bielorussia…

Il riferimento al divieto di assembramento proprio dei regimi novecenteschi sembra corroborato anche dalla prassi delle cosiddette “adunate oceaniche”, ossia degli assembramenti che erano consentiti, perché graditi e funzionali al potere stesso. Tali adunate, evidentemente, violavano palesemente lo stesso divieto di assemblea istituito dai rispettivi regimi. Non poi così diversamente, in fondo, nella cornice del nuovo Leviatano terapeutico, coloro i quali ponevano in essere i divieti di assembramento per le masse nazionali-popolari del proprio Paese erano gli stessi che celebravano senza remore i manifestanti bielorussi, che nel bel mezzo dell’epidemia, nell’estate del 2020, si radunavano a Minsk per chiedere, secondo i collaudati moduli delle “rivoluzioni colorate”, la fine del governo di Lukashenko, tra i personaggi più invisi all’americano-sfera e al nuovo ordine globalista a trazione atlantista. Il non plus ultra, a tratti irresistibilmente comico, fu raggiunto dalla cancelliera teutonica Angela Merkel, la quale così affermò, in riferimento alle piazze bielorusse: “il nostro cuore batte con i dimostranti” (“Tgcom24”, 17.8.2020). Il suo cuore, però, non batteva con i dimostranti che, a Berlino il 29 agosto e il 18 novembre, scesero in piazza a manifestare contro il regime terapeutico e in nome delle libertà sequestrate, i quali furono dispersi dalla polizia con gli idranti e, in parte, direttamente arrestati. Chi manifestava in piazza, in Bielorussia, contro il governo “canaglia” – cioè non allineato con Washington – di Lukashenko, era celebrato, in modalità “adunata oceanica” per il nuovo ordine mondiale, come un eroico guerrigliero della libertà e dei diritti. Chi, invece, scendeva in piazza a Berlino per chiedere la fine dell’ordine terapeutico, il recupero delle libertà sospese e il diritto al lavoro congelato era considerato (e conseguentemente trattato) come una minaccia epidemica, come un irresponsabile untore e, naturalmente, come un negazionista dalle necessarie simpatie hitleriane. Come sempre, le classi dominanti sono abilissime nell’ostracizzare, nel manipolare, nel dividere il dissenso, ma poi anche nello spettacolarizzarlo e, in ogni caso, nello sfruttarlo a vantaggio dei propri interessi e delle proprie esigenze anche solo momentanee. Il paradosso tragi-comico del confronto tra l’Unione Europea, che si autocelebrava indefessamente come il regno della libertà e dei diritti, e la Bielorussia, demonizzata come un inferno dittatoriale e genocidario da abbattere, era lampante. Tra marzo e aprile del 2020, la open society, di cui l’Unione Europea si proclamava avanguardia, aveva condannato agli arresti domiciliari del lockdown milioni di cittadini, calpestandone i più elementari diritti e libertà: eccezion fatta per la Svezia, che da subito respinse l’opzione del lockdown, il solo Paese in Europa che non aderì alla sciagurata logica del confinamento domiciliare coatto era proprio la Bielorussia di Lukashenko. Insomma, quella che, secondo l’usuale divorzio tra cose e parole, i media europei continuavano a demonizzare come “l’ultima dittatura in Europa” era, a rigore, con la Svezia, il solo Paese che non si piegava ai desiderata delle oligarchie globaliste in fatto di lockdown e di regime terapeutico. In una conferenza stampa del 18 giugno del 2020, il Presidente Lukashenko affermò testualmente che il FMI aveva provato a “corrompere” la Bielorussia, promettendole 940 milioni di dollari in cambio di un lockdown immediato. Così disse Lukashenko nel corso della conferenza stampa: “è stata annunciata la possibilità di fornire alla Bielorussia 940 milioni di dolalri con un finanziamento veloce. […] Il FMI continua a chiederci ‘fate la quarantena, fate l’isolamento, fate il corpifuoco!’. […] Ci sono già delle richieste per farci fare le stesse cose che ha fatto l’Italia contro il Coronavirus”. Ma noi – affermò il Presidente – “non balleremo la musica di nessuno!”. Non sappiamo se le parole di Lukashenko corrispondessero alla realtà o fossero un’abile trovata propagandistica. Quel che è certo è che il Presidente, sempre presentato dal circo mediatico e dal clero giornalistico filo-atlantisti, come un despota orientale e come una reincarnazione di Hitler, non impose al suo popolo le misure liberticide come il lockdown,f che – e, in questo caso, lo sappiamo per certo – il FMI proponeva palesemente ai paesi membri dell’Unione Europea.

© Riproduzione riservata.
La Redazione non è responsabile dei commenti espressi dai lettori e in nessun caso potrà rispondere per eventuali commenti lesivi di diritti di terzi, nemmeno se i commenti vengono espressi in forma anonima o criptata.
Diego Fusaro

Scritto da Diego Fusaro

(Torino, 1983) è una delle voci più critiche e indipendenti della riflessione filosofica contemporanea. Specialista di Filosofia della storia e interprete eterodosso di Hegel e Marx, insegna Storia della filosofia presso la IASSP, Istituto di Alti Studi Strategici e Politici di Milano. All’insegnamento affianca la divulgazione, anche attraverso collaborazioni giornalistiche con testate quali «La Stampa» e «il Fatto Quotidiano». Tra i suoi libri: Bentornato Marx! (Bompiani 2009), Pensare altrimenti (Einaudi 2017), Storia e coscienza del precariato (Bompiani 2018) e Il nuovo ordine erotico (Rizzoli 2018).

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Loading…

0

Comments

0 comments

Strudel di mele

NO Vax vs SI Vax, Mani ed il Paese in cui nulla è serio