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Omero, la Bibbia e il morbo come arma punitiva

“Nove giorni volâr nel campo acheo le divine quadrella”. Così traduce Vincenzo Monti il noto passaggio del primo poema omerico in cui si fa riferimento all’epidemia scatenata da Apollo per punire gli achei su richiesta del suo fedele sacerdote Crise, che l’ha invocato affinché desse giusta vendetta all’affronto da lui subito. Crise era giunto presso le navi degli Achei, che avevano rapito sua figlia Criseide per chiederne la restituzione sotto riscatto: si era rivolto agli Atridi Agamennone e Menelao, ricevendo dal primo un adirato rifiuto alla sua richiesta di riscatto. Apollo, sceso furente dall’Olimpo, prende a colpire senza pietà il bestiame. In seguito, prende di mira i soldati. Il virus dell’Iliade, proprio come Covid-19, sembra essere passato dall’animale all’uomo, mediato però – non lo si dimentichi – dall’intervento umano. È, a tutti gli effetti, un virus creato ad arte per fini bellici: l’epidemia figura, nell’Iliade, come un metodo di guerra “non convenzionale”. Alcuni storici della medicina hanno ritenuto di poter identificare l’epidemia dell’Iliade con il carbonchio, diffuso nel campo acheo da Apollo con le sue frecce mortifere scagliate da lontano per nove giorni (che potrebbero, in qualche modo, coincidere con i giorni dell’incubazione). Il tema della malattia come punizione inflitta ai mortali è radicato anche nella Bibbia, ove ricorre a più riprese: “io vi ho colpiti con ruggine e carbonchio, vi ho inaridito i giardini e le vigne, i fichi, gli oliveti li ha divorati la cavalletta: e non siete ritornati a me, dice il signore” (Am 4, 9). E il profeta Aggeo impiega un’immagine simile (Ag 2, 17): “vi ho colpiti con la ruggine, con il carbonchio e con la grandine in tutti i lavori delle vostre mano, ma voi non siete tornati a me-parola del signore”. Il Deuteronomio (Dt 28,22) pone direttamente in relazione il morbo con la divina punizione, così asserendo: “il signore ti colpirà con la consunzione, con la febbre, con l’infiammazione, con l’arsura, la siccità, il carbonchio e la ruggine che ti perseguiranno finché tu non sia perito”. Ancora, il libro dei Re (8,37) sviluppa un rapido cenno al medesimo tema: “quando nella regione ci sarà carestia o peste, carbonchio o ruggine, invasione di locuste o di bruchi, quando il nemico assedierà il tuo popolo nella sua terra o nelle sue città, quando scoppierà un’epidemia o un flagello qualsiasi”. Troviamo la stessa profezia, infine, nelle Cronache (Cr2 6,28).Pure Tucidide, nella Guerra del Peloponneso, spiega che gli ateniesi ritenevano che la peste fosse stata artatamente diffusa dagli spartani mediante l’avvelenamento dei pozzi. È, tuttavia, Omero il primo uomo occidentale, per quel che ne sappiamo, a concepire l’epidemia nei termini di un atto di guerra e di una punizione: insomma, come una realtà niente affatto casuale e “naturale”. L’epidemia – suggerisce Omero e, dopo di lui, la Bibbia – non è accidentale, ma muove da una intenzionalità umana, quand’anche essa resti almeno entro certi limiti celata e non sempre sia apertamente rivendicata dai responsabili. Il morbo ha una sia specifica valenza “bellica”, se così vogliamo definirla: non è neutro, non colpisce accidentalmente. È un’arma che qualcuno usa ai danni di qualcun altro, avvantaggiandosene e, per così dire, impiegandolo come proprio alleato. Sulla scorta della tradizione di cui siamo figli, proviamo, allora, a ripensare quanto sta accadendo variando il paradigma che ci presenta le cose sotto il sembiante della mera accidentalità neutra: proviamo a sostituire Crise, Apollo, le frecce con i soggetti dello scacchiere globale e, forse, avremo altre possibili e feconde piste ermeneutiche per pensare altrimenti ciò che sta con inaudita rapidità succedendo in questi giorni.

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Diego Fusaro

Scritto da Diego Fusaro

(Torino, 1983) è una delle voci più critiche e indipendenti della riflessione filosofica contemporanea. Specialista di Filosofia della storia e interprete eterodosso di Hegel e Marx, insegna Storia della filosofia presso la IASSP, Istituto di Alti Studi Strategici e Politici di Milano. All’insegnamento affianca la divulgazione, anche attraverso collaborazioni giornalistiche con testate quali «La Stampa» e «il Fatto Quotidiano». Tra i suoi libri: Bentornato Marx! (Bompiani 2009), Pensare altrimenti (Einaudi 2017), Storia e coscienza del precariato (Bompiani 2018) e Il nuovo ordine erotico (Rizzoli 2018).

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