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Patria

Analisi simil-poetica di un concetto abusato da chi è stato abusato

Ricordo eccome quando l’allora presidente del Senato Laura Boldrini propose una lotta al dizionario e al linguaggio, di tutto rispetto. Il ministro che diventava ministra, il professore che diventava professor-a, la Patria che diventava Matria.

Il tutto in una logica pseudo-femminista alquanto sragionevole. Secondo tale cricca del pensiero, occorreva condurre una lotta spietata all’uomo in quanto maschio, storpiando proprio il linguaggio.

Che la Patria fosse un topos abusato non era cosa del tutto nuova. In epoca settecentesca, il termine iniziò a diffondersi nelle future terre germaniche come sinonimo di nazione. L’origine – è risaputo – è latina: terra dei padri, per l’appunto.

E non perché non fosse anche delle madri. Il senso era di carattere bellico, perlopiù, e tale consuetudine terminologica verrà mantenuta sino al periodo medievale, dove tra cavalieri, donzelle e robe simili, la patria diede vita a veri e propri cicli letterari, come quello bretone e carolingio.

Oggi tutti ad abusarne, di questa Patria. Stesso il leader del Carroccio, nel discorso di ieri in Parlamento per la questione della Diciotti e il suo processo “per aver difeso il popolo italiano”, Matteo Salvini, ha ri-abusato del termine patria, accostandolo anche alla famiglia e ai figli.

Sorvolando sulle questioni familiari che secondo me non dovrebbe esser adoperate pro/contro alcuna idea politica, proviamo a fare un discorso patriottico, ben vedendoci dal farci querelare per fascismo o nazionalismo. In effetti, ‘sta cosa che se nomini la Patria sei fascista, non l’ho mica capita, io. Anche Lenin la nominava. Pure Mao Tse Tung. Ma vabbé, i libri servono come poggiaporta in casa di molti.

La patria non è solamente il luogo natio. Anche perché non a tutti piace la proprio Zacinto, e quindi ci arroghiamo il diritto sacrosanto di sceglierci la nostra patria. Libertà estrema. Tanto, anche giuridicamente, la volontà rileva, e dubito che qualcuno di noi abbia scelto di nascere mentre scalciava in grembo alla madre.

La patria è anche il luogo dell’amore, dei primi fidanzamenti, dei primi batticuore.

Patria è quel campo di calcetto in cui iniziamo a scalciare del cuoio credencodi Baggio. Roberto, non Dino.

Patria è la casa in cui convivere con la propria fidanzata e – non nel mio caso né ve lo auguro – la propria futura moglie.

Patria è ogni luogo cantanto dalla nostra fantasia, che ci ricorda quando eravamo belli e spensierati, nella fanciullezza.

Sogno d’un dì d’estate.

Quanto scampanellare
tremulo di cicale!
Stridule pel filare
moveva il maestrale
le foglie accartocciate.

Scendea tra gli olmi il sole
In fascie polverose;
erano in ciel due sole
nuvole, tenui, rose;
due bianche spennellate

in tutto il ciel turchino.

Siepi di melograno,
fratte di tamerice,
il palpito lontano
d’una trebbiatrice
l’angelus argentino…

dov’ero? Le campane
mi dissero dov’ero,
piangendo, mentre un cane
latrava al forestiero,
che andava a capo chino.

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Daniele Martignetti

Scritto da Daniele Martignetti

Nacqui, senza volerlo, nella diomedea Maleventum in uno dei due giorni di Carmenta del '91, trascorrendo poi i primi anni della mia infanzia alle pendici del Castrum Montis Alti ove si erge la bellezza etrusca di Vulci. Qui apprendo la lazialità pura e cristallina della popolazione viterbese che mi accompagnerà nel successivo approdo a Montefusco, sannitica cittadella fulcro analitico nella celeberrima “Ab Urbe Condita Libri CXLII” di Tito Livio. Mi trasferisco poi ad Abellinum, luogo natio del condottiero Gaio Ponzio, "stratega di prim'ordine" nella Seconda guerra Sannitica. Sebbene la gentile concessione della cittadinanza, non ricordo granché bene il giorno in cui lo Stato mi domandò della mia effettiva volontà di appartenere a questa Italia. Non mi interessa nulla che sia comune: distruggerò il linguaggio, e ci berrò sopra. Condanno vivamente le logiche faustiane dell'odierno Occidente e ripropongo, in chiave contemporanea, l'apollineo passato in un presente decadente. Già redattore di diverse testate giornalistiche che non cito onde evitare pubblicità indiretta, redigo quotidie racconti che mai pubblicherò.

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