in

Processo telematico, a che punto siamo

S’iniziò a parlarne nel lontano 1997, e qualche passo in avanti è stato fatto. Al fine di adeguarsi alle sempre più diffuse strumentazioni telematiche, nel 2001, con apposito decreto 123, è stato dato ufficialmente il via la cosiddetto processo telematico.

Ma che cos’è? Trattasi sostanzialmente della possibilità riconosciuta alle parti, mediante loro legali, di effettuare delle attività processuali in maniera telematica, velocizzando così i tempi della giustizia ed eliminando un bel pò di scartoffie spesso oggetto di diatribe logistiche.

È così possibile procedere all’iscrizione a ruolo, alla procura delle liti, alle notificiazioni, alla constituzione in giudizio, e a tanto altro, inviando il tutto mediante posta PEC e, ovviamente, firma autenticata.

L’aspetto forse maggiormente interessante consiste nella possibilità di notificare e comunicare con la cancelleria, senza inutili e spesso lunghissimi iter di uffici dislocati capeggiati da ultrasessantenni prossimi alla pensione che mai ebbero a che fare con l’accensione di un personal computer.

Sebbene la recente normativa (ampliata nel 2012), in Italia sono ancora pochi i casi di sfruttamento totale del potenziale telematico. Non di rado, gli stessi avvocati, formatisi a fare file agli sportelli per i loro dominus dell’epoca, consigliano al proprio cliente di consegnare brevi manu documenti (come determinate integrazioni ai fascicoli) non solo facendo sborsare danaro inutile (già solo i costi per le PEC sono aumentate) ma contribuendo a intasare una già lenta macchina burocratica.

Il processo telematico consente, in sostanza, di ovviare alla noiosa fase preparatoria cartacea, e mira a includere totalmente sia la trattazione che l’istruzione probatoria, fondamentali per permettere al giudice di sentenziare.

© Riproduzione riservata.
La Redazione non è responsabile dei commenti espressi dai lettori e in nessun caso potrà rispondere per eventuali commenti lesivi di diritti di terzi, nemmeno se i commenti vengono espressi in forma anonima o criptata.

Daniele Martignetti

Scritto da Daniele Martignetti

Nacqui, senza volerlo, nella diomedea Maleventum in uno dei due giorni di Carmenta del '91, trascorrendo poi i primi anni della mia infanzia alle pendici del Castrum Montis Alti ove si erge la bellezza etrusca di Vulci. Qui apprendo la lazialità pura e cristallina della popolazione viterbese che mi accompagnerà nel successivo approdo a Montefusco, sannitica cittadella fulcro analitico nella celeberrima “Ab Urbe Condita Libri CXLII” di Tito Livio. Mi trasferisco poi ad Abellinum, luogo natio del condottiero Gaio Ponzio, "stratega di prim'ordine" nella Seconda guerra Sannitica. Sebbene la gentile concessione della cittadinanza, non ricordo granché bene il giorno in cui lo Stato mi domandò della mia effettiva volontà di appartenere a questa Italia. Non mi interessa nulla che sia comune: distruggerò il linguaggio, e ci berrò sopra. Condanno vivamente le logiche faustiane dell'odierno Occidente e ripropongo, in chiave contemporanea, l'apollineo passato in un presente decadente. Già redattore di diverse testate giornalistiche che non cito onde evitare pubblicità indiretta, redigo quotidie racconti che mai pubblicherò.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Loading…

0

Comments

0 comments

Coronavirus, comunicato del sindaco di Montefusco

La NASA cerca astronauti