Sul prolungamento dello stato di emergenza da Covid-19

E’ veramente singolare constatare come il prolungamento dello stato di emergenza, nel nostri Paese, sia passato alla Camera trasformando la quarantena di alcuni deputati, in assenza per “missione”.  Questo ha stabilito la Giunta del regolamento della Camera, dopo che, per due volte, è mancato il numero legale. Anche qui, si è data la colpa alle opposizioni, ree di non aver votato il provvedimento, dopo che esse avevano constatato la mancanza del numero legale. In verità, le opposizioni sono uscite dall’aula della Camera perché la richiesta di ascoltare, in presenza, il presidente del consiglio, sul provvedimento, non era stata accettata. Dopo mesi passati a trastullarsi per beghe politiche, il governo e la sua maggioranza avrebbero dovuto preparare accuratamente la riprese delle normali attività della vita sociale e civile del Paese. Oggi, ci raccontano di voler prolungare lo stato di emergenza perché la vita e la salute delle persone vengono prima di tutto! Ma di quale vita parlano, della “loro” o del resto del Paese? Ma non si accorgono che gli Italiani, tranne una piccola parte, vivono in pessime condizioni e con un’angoscia terribile? Quest’epidemia rappresenta, per il governo, una splendida occasione per rimanere al potere, potendo contare, tranne qualche autorevole voce di dissenso, su mass media appiattiti ed intrappolati nel “pensiero unico” dominante. Autorevoli costituzionalisti, studiosi eccellenti, parte della comunità scientifica “non allineati” hanno espresso parere contrario sia al prolungamento dello stato di emergenza, sia all’interpretazione dei dati circa l’epidemia che ci vengono propinato ogni giorno in modo acritico e ossessivo. Nel primo caso, il prolungamento dello stato di emergenza, si rammenti, restringe le libertà costituzionali dei cittadini e la nostra costituzione non lo prevede per “motivi epidemici”. Nessun Paese europeo ha adottato tale misura restrittiva, ma si procede per gradi, con la legislazione ordinaria e il voto favorevole del parlamento. Nel secondo caso, perché si continua a trasmettere al Paese, un quadro dell’epidemia basato su dati imperfetti, imprecisi, approssimativi e, soprattutto, non si dà voce a quella parte del mondo scientifico che invita alla prudenza, sì, ma con un approccio diverso rispetto a quello santificato finora? Il sistema dei tamponi, per tracciare la positività o la negatività al COVID-19, non è un sistema perfetto, come da più parti e dal suo stesso inventore si è sostenuto, in quanto che la positività può essere legata anche a bassissime cariche virali. Infatti, il 95% delle persone tamponate sono asintomatiche e questo pone un problema serio: possono contagiare oppure no? E lo stesso si potrebbe dire per i falsi negativi, cioè individui contagiati dal virus, ma tamponati in una fase precoce e, quindi, risultare negativi. La scienza medica si sa, non è una scienza esatta, numerose sono le variabili rispetto ad una malattia, ma l’esperienza, la clinica, il contato diretto con gli ammalati fanno la differenza e possono aiutare, indirizzare, creare i presupposti per meglio gestire un problema. Lo si è visto anche in un passato non tanto lontano, quando il nostro Paese ha dovuto affrontare varie epidemie e mai si è fatto ricorso allo stato di emergenza nazionale e le classi dirigenti dell’epoca hanno saputo gestire bene l’emergenza sanitaria e l’emergenza economica. Il sospetto che non si dica tutta la verità agli Italiani, per giustificare una palese incapacità a gestire questa fase epidemico-economica, non è più un sospetto, ma quasi una certezza. La domanda è: cosa ha fatto il governo per potenziare la sanità pubblica, dopo la prima fase dell’epidemia? Come ha potenziato gli organici ospedalieri, i posti letto, le terapie intensive, la medicina territoriale, per fronteggiare un’eventuale ripresa della malattia? Ma anche alcune regioni, per fortuna non tutte, hanno gravi responsabilità nella gestione dell’epidemia come, ad esempio, la Campania. Il presidente della giunta regionale non si è reso conto che, dopo tanti anni di inefficienze – per carità, non tutte attribuibili a lui -, si doveva, in questa situazione, chiedere, con forza, al governo “amico”, di potenziare, da subito, il sistema sanitario regionale, attraverso assunzioni di personale medico e paramedico, rendere efficiente la rete della medicina territoriale, aumentare i posti letto negli ospedali e nelle terapie intensive e sub-intensive. Non si può sempre far pagare ai cittadini la mancata programmazione e le inefficienze di un sistema che avrebbe dovuto essere il “fiore all’occhiello” di ogni buona amministrazione. Si aggiunga a tutto ciò la sospensione dell’assistenza diretta per esami di laboratorio, prestazioni ambulatoriali in convenzione, visite specialistiche, interventi in Day-Hospital. A cosa serve sbraitare e chiedere ulteriori restrizioni, l’esercito nelle strade e le forze di polizia solo perché la paura che il sistema sanitario campano non regga attanaglia, ora, la coscienza come la perdita dei consensi? Il potere deve imparare che, nella vita delle persone, ci sono cose che contano molto più di altre: il lavoro, la salute, la scuola e la cultura in generale, la buona giustizia, la sicurezza.

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